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Ambiente

Mega Centro Sportivo?

via2Adige Docks è il più importante insediamento degli ultimi vent’anni nella zona est di Verona.

Viene definito il “Centro Sportivo più grande d’Europa” e prenderà il posto degli ex magazzini ferroviari di Porto San Pancrazio.

Si parla di di decine di migliaia di metri quadri di struttura e di milioni di futuri visitatori.

La rischiesta è semplice: desideriamo venga effettuata un’adeguata valutazione dell’impatto ambientale, così come indicato dalla legge.

Si tratta perciò di:

1) Assicurare che l'attività in oggetto sia compatibile con le condizioni per uno sviluppo sostenibile e, quindi, rispettosa della capacità rigenerativa degli ecosistemi e delle risorse, della salvaguardia della biodiversità e di un'equa distribuzione dei vantaggi connessi all'attività economica;

2) Proteggere la salute umana, contribuire con un migliore ambiente alla qualità della vita, provvedere al mantenimento delle specie e conservare la capacità di riproduzione dell'ecosistema in quanto risorsa essenziale per la vita.

A questo percorso può partecipare il pubblico, comprese le Associazioni sul territorio che vengono messe nelle condizioni di presentare proprie osservazioni, anche fornendo ulteriori elementi conoscitivi e valutativi.

Ci aspettiamo dunque che le autorità competenti non si sottraggano a questo passaggio, importantissimo sull’argomento Adige Docks e che i politici locali facciano la loro parte.

Se si transigesse, oltre che constatare un’importante omissione, dovremmo anche chiederci il perché; se un commerciante infatti colloca una nuova insegna sopra il suo negozio deve affrontare una corsa a ostacoli con la burocrazia, mentre se si sconvolge il traffico e il tessuto economico e sociale di interi quartieri con un mega centro sportivo/commerciale ce la si può cavare con un voto in Consiglio Comunale che decreta la “pubblica utilità” dell'insediamento, grazie alla legge così detta (sic): “Sblocca Italia”.

Noi non siamo quelli/e per il “No”, noi siamo quelli/e per il “Come”.

Se è diritto del privato di intraprendere è dovere della Comunità di tutelare i propri interessi, senza sconti per nessuno.


IL DIRETTIVO DI AZIONE COMUNITARIA


     

L'Ingorgo

Sì Filobus, No Filobus, Variante 23, migliaia di emendamenti, ma la colonna sonora delle scelte urbanistiche della politica, nella sua grande maggioranza (che comprende anche vaste aree dell’opposizione) è la conversione a “commerciale” e in taluni casi a “servizi”, tipo l’alberghiero o il "ricreativo", di diverse aree che in passato furono industriali (Tiberghien, Tabacchi, Magazzini Ferroviari).

Sulla sostenibilità di luoghi dove lavorano sempre in meno, ma tutti sono chiamati a comprare, occorrerebbe interrogarsi di più, ma pensare, in questa città, è diventata un'occupazione eversiva.

E’ impossibile affrontare, ad esempio, la questione del Filobus senza immaginare prima a quale città dovrebbe servire, se per caso, da quando è stato pensato il progetto, Verona abbia mutato di forma (economica, logistica, sociale). Se diversi “cambi” collocati su una linea di una ventina di chilometri sono compatibili con le attuali necessità di spostamento, se la tecnologia prevista non sia ormai obsoleta, se la promiscuità tra automobili e nuovo mezzo collettivo sulle strade comuni consentirà una velocizzazione o provocherà un ulteriore rallentamento del traffico.

Qualsiasi cosa abbiamo provato a dire sul "sistema" della mobilità si è scontrata contro posizioni magari opposte, ma sempre “a priori”. L’idea che il privato che investe abbia sempre la precedenza, talvolta anche sul buon senso e la salute pubblica, non è radicata solo nell’amministrazione, ma anche nella beneamata e trasversale “Veronesità”.

Nonostante tutto abbiamo preparato e inviato all’amministrazione un documento (vedi allegato) che elenca le nostre preoccupazioni sul traffico, in particolare sulla zona Est di Verona. Via Unità d’Italia è un esempio luminoso di mancata programmazione, visione economica a “senso unico”, prossimi ingorghi e conseguente deterioramento ambientale.

Il fatto apparirebbe evidente, esaminati in modo analitico i singoli interventi e il loro "combinato disposto", ma per chi pratica il gioco delle parti, non è la realtà il vero oggetto del contendere.


  PUMS

  • Scritto da marisa

Alberi

Il momento giusto per piantare un albero è vent'anni fa. Il secondo momento giusto è adesso...

Venerdì 29 giugno nella sala consiliare della Settima Circoscrizione si parlava di ALBERI ed è stata una serata sorprendente.

Il relatore Nicola Bussola, uomo dei boschi, ma tutt'altro che un selvatico alla Mauro Corona, è entrato con una cassa piena di pezzi di legno strani, che gli sarebbero serviti per esemplificare alcuni passaggi della sua esposizione sul tema : ALBERI IN CITTA'.

Di professione fa l'ARBORICOLTORE e si occupa sia di COLTURA che di CULTURA degli alberi: progettazione e piantumazione; valutazione di alberi vecchi al fine di decidere se potare o togliere; potatura di grandi alberi con tecnica di tree-climber (arrampicarsi sugli alberi tramite funi); conferenze e corsi universitari sul mondo degli alberi. Niente male come lavoro, no?

L'ALBERO: un essere vivente meraviglioso, che vive di energia solare, crea un equilibrio efficiente tra le sue parti, dalle radici alla chioma, sviluppa strategie intelligenti per difendersi dagli attacchi dei funghi e riprendersi dai devastanti interventi umani (CAPITOZZARE UNA PIANTA E' UN CRIMINE CONTRO NATURA).

Ogni potatura è una ferita e l'albero non guarisce mai dalle ferite, ma le cicatrizza compartimentandole, cioè isolando con sistemi fisici e chimici le parti colpite dal resto del corpo-albero, un po' come si fa con le falle nei sottomarini.

Un grande albero trasmette bellezza, forza, serenità, armonia: meglio degli psicofarmaci.

D'obbligo un sentimento di ammirazione per questi esseri che rivestono il pianeta da 65 milioni di anni e possono vivere benissimo senza di noi, mentre noi non possiamo vivere senza di loro.

Non sarebbe ora di far derivare da questa constatazione ovvia qualche scelta sensata in controtendenza rispetto alla guerra che abbiamo fatto negli ultimi decenni agli alberi, sia in città che nelle nostre campagne?

Servono soldi e una progettazione competente del verde pubblico per cambiare la qualità dell'aria e della vita nelle periferie cittadine; educando nel contempo i cittadini al rispetto e alla cura di questi preziosi amici.

E chi può, pianti qualche albero nel proprio campo, nel giardino, lungo un fosso, scegliendo piante adatte al luogo. Un buon investimento per la felicità anche di chi viene dopo di noi.

MARISA SITTA