nwlocandina3

BANNER
      
      

A+ A A-

Ambiente

Verona e il Wakan-Tanka - Rinviato

UN PACIFICO INCONTRO TRA NON ALLINEATI/E

La nostra città sta mutando pelle, ma non ci sembra che si vada verso il meglio. Concentrandoci sul piano ambientale vi sono almeno quattro argomenti, concreti, su cui è lecito e necessario porsi delle domande:

COMMERCIALE - La conversione a commerciale/alberghiero/servizi delle realtà già industriali e di tutto il possibile in termini di occupazione del territorio, provoca negative conseguenze sul piano economico, occupazionale e del traffico.

FILOBUS - L’idea della mobilità vincolata alla pianificazione del Filobus, ha mostrato la corda, sia nel progetto che nella realizzazione, per non parlare dei ritardi nel finanziamento. Ne va preso finalmente atto.

CA’ DEL BUE - Il destino dell’impianto di Ca’ del Bue, dietro una sapiente narrazione “ecologica”, pone delle domande pressanti, sul piano semplicemente “logico”. La decantazione della tecnologia pulita sulla carta, non corrisponde sempre, sulla cronaca nazionale, ad una realtà altrettanto immacolata.

TAV – L’alta velocità su rotaia, con i suoi costi, il suo impatto ambientale, l’occupazione di territorio, nei tempi medi ci suggerisce la domanda: ne vale la pena?

A Verona prevale una visione del “qui ed ora” e questo approccio non riguarda soltanto la maggioranza che ci governa. Ci si lega alle mode del momento, al consenso facile e fatuo, basti pensare al monopattino elettrico sbandierato come soluzione "ecologica" (e abbandonato disordinatamente in ogni dove).

Ci sono esperienze interessanti sul Territorio, tante domande che non ricevono risposta. Comitati, Gruppi, Associazioni che, nel momento in cui si sottraggono alla logica implicita/esplicita dello scambio di favori, sono destinati ad una sorta di Riserva Indiana.

Per questo abbiamo pensato, come Associazione, di conoscere meglio le altre Tribù, per sapere cosa pensano e per cosa si stanno battendo. Vorremmo ricavare forza dalla comprensione reciproca e confortarci nella consapevolezza di non essere nel torto se pensiamo:

punto Che i Centri Commerciali non sono il futuro (nel frattempo avrebbero inventato la vendita online e la realtà aumentata);

punto Che il tracciato del Filobus è disegnato su una città di venti anni fa;

punto Che bruciare i residui dei rifiuti in atmosfera, anche se in un cementificio o in una centrale anzichè in un inceneritore, è una pratica non più accettabile;

punto Che la TAV è una cosa, il potenziamento doveroso delle linee esistenti un’altra;

punto Che battersi per un Ambiente più respirabile significa restituire fiato all'Esistenza.

Non siamo noi ad essere antichi, approssimativi e sognatori utopisti, ma quelli che, con le loro narrazioni appiattite su un interesse di corto respiro e il loro seguito di plaudenti inconsapevoli, fanno della vita stessa una merce di scambio.

Non desideriamo generare gerarchie, sovrastrutture, o liste elettorali, ma pluralismo, ascolto reciproco e un ambientalismo che trovi possibilità di esprimersi a partire dall'umanità delle relazioni.

Azione Comunitaria vi invita al Wakan Tanka (il cui simbolo è il Cerchio Sacro) che stiamo organizzando per DATA DA DESTINARSI visto il momento delicato a proposito dell'epidemia di COVID-19. A breve comunicheremo nuovi luogo e modalità dell'incontro, che slitterà probabilmente a maggio, a cui speriamo vogliate dare il vostro contributo.

Il simbolismo del Cerchio Sacro è l’emanazione, per i Nativi Americani, del grande Spirito, la magia che permette all’universo e al genere umano di esistere.

Nel nostro piccolo, non abbiamo mai rinunciato a impegnarci per un futuro della nostra città, se non radioso, almeno più pulito.

Coraggio, incontriamoci...

AZIONE COMUNITARIA - VERONA

L'importanza delle Siepi

Mercoledì 11 dicembre alle ore 20.30 l'Associazione amica Cittadini per la Tutela del Territorio (Verona Est) ci invita ad un incontro sull'Importanza delle Siepi, in funzione agro-ecologica, nel salone parrocchiale di San Rocco di Castiglione a Verona

Saranno presenti i Dottori Forestali Giovanni Bombieri e Caterina Compagni.

La progressiva sparizione delle vecchie siepi e di altre formazioni lineari che contrassegnavano il paesaggio agrario e naturale è ormai un argomento di discussione molto diffuso.

In Europa l’impianto e la manutenzione delle siepi sono pratiche molto antiche. I paesaggi a campi chiusi fanno la loro comparsa nel Medio Evo, rimpiazzando gli antichi boschi ed i campi aperti. Esse hanno caratterizzato i nostri paesaggi per diversi secoli vivendo a fianco dell’uomo e delle generazioni che si susseguivano.

Ma con l’affermarsi dell’agricoltura intensiva soprattutto dopo gli anni 50, queste delimitazioni dei campi sono andate via via scomparendo per dar vita ad appezzamenti sempre più grandi con poche scoline interrate e pochissime zone di vegetazione, che siano esse siepi, arbusti, o semplici lembi di suolo inerbito.

La siepe tuttavia riveste un ruolo agro-ecologico assolutamente primario.

La sua funzione principale è quella di offrire un luogo di riparo e di conservazione-riproduzione dei predatori dei parassiti delle colture messe a dimora. Il numero e la varietà degli organismi che trovano riparo nella siepe è veramente elevato. Le siepi dunque rappresentano dei veri e propri antiparassitari naturali, che consentirebbero ai conduttori dei campi un notevole risparmio sui prodotti anticrittogamici.

Le siepi inoltre possono essere considerate elementi di diversificazione del paesaggio arricchendolo di significati simbolici suggestivi e dunque valorizzandolo.

Oltre a ciò è bene ricordare anche il loro ruolo molto efficace come frangivento nel contrasto ai fenomeni di erosione eolica; questi ultimi spesso rappresentano forti limitazioni per la coltivazione delle piante e possono determinare riduzioni della fertilità potenziale dei terreni agricoli nel tempo.

Fonte: meteoweb.eu

Marisa

   googlemaps
locandina
  

Mega Centro Sportivo?

via2Adige Docks è il più importante insediamento degli ultimi vent’anni nella zona est di Verona.

Viene definito il “Centro Sportivo più grande d’Europa” e prenderà il posto degli ex magazzini ferroviari di Porto San Pancrazio.

Si parla di di decine di migliaia di metri quadri di struttura e di milioni di futuri visitatori.

La rischiesta è semplice: desideriamo venga effettuata un’adeguata valutazione dell’impatto ambientale, così come indicato dalla legge.

Si tratta perciò di:

1) Assicurare che l'attività in oggetto sia compatibile con le condizioni per uno sviluppo sostenibile e, quindi, rispettosa della capacità rigenerativa degli ecosistemi e delle risorse, della salvaguardia della biodiversità e di un'equa distribuzione dei vantaggi connessi all'attività economica;

2) Proteggere la salute umana, contribuire con un migliore ambiente alla qualità della vita, provvedere al mantenimento delle specie e conservare la capacità di riproduzione dell'ecosistema in quanto risorsa essenziale per la vita.

A questo percorso può partecipare il pubblico, comprese le Associazioni sul territorio che vengono messe nelle condizioni di presentare proprie osservazioni, anche fornendo ulteriori elementi conoscitivi e valutativi.

Ci aspettiamo dunque che le autorità competenti non si sottraggano a questo passaggio, importantissimo sull’argomento Adige Docks e che i politici locali facciano la loro parte.

Se si transigesse, oltre che constatare un’importante omissione, dovremmo anche chiederci il perché; se un commerciante infatti colloca una nuova insegna sopra il suo negozio deve affrontare una corsa a ostacoli con la burocrazia, mentre se si sconvolge il traffico e il tessuto economico e sociale di interi quartieri con un mega centro sportivo/commerciale ce la si può cavare con un voto in Consiglio Comunale che decreta la “pubblica utilità” dell'insediamento, grazie alla legge così detta (sic): “Sblocca Italia”.

Noi non siamo quelli/e per il “No”, noi siamo quelli/e per il “Come”.

Se è diritto del privato di intraprendere è dovere della Comunità di tutelare i propri interessi, senza sconti per nessuno.


IL DIRETTIVO DI AZIONE COMUNITARIA


     

L'Ingorgo

Sì Filobus, No Filobus, Variante 23, migliaia di emendamenti, ma la colonna sonora delle scelte urbanistiche della politica, nella sua grande maggioranza (che comprende anche vaste aree dell’opposizione) è la conversione a “commerciale” e in taluni casi a “servizi”, tipo l’alberghiero o il "ricreativo", di diverse aree che in passato furono industriali (Tiberghien, Tabacchi, Magazzini Ferroviari).

Sulla sostenibilità di luoghi dove lavorano sempre in meno, ma tutti sono chiamati a comprare, occorrerebbe interrogarsi di più, ma pensare, in questa città, è diventata un'occupazione eversiva.

E’ impossibile affrontare, ad esempio, la questione del Filobus senza immaginare prima a quale città dovrebbe servire, se per caso, da quando è stato pensato il progetto, Verona abbia mutato di forma (economica, logistica, sociale). Se diversi “cambi” collocati su una linea di una ventina di chilometri sono compatibili con le attuali necessità di spostamento, se la tecnologia prevista non sia ormai obsoleta, se la promiscuità tra automobili e nuovo mezzo collettivo sulle strade comuni consentirà una velocizzazione o provocherà un ulteriore rallentamento del traffico.

Qualsiasi cosa abbiamo provato a dire sul "sistema" della mobilità si è scontrata contro posizioni magari opposte, ma sempre “a priori”. L’idea che il privato che investe abbia sempre la precedenza, talvolta anche sul buon senso e la salute pubblica, non è radicata solo nell’amministrazione, ma anche nella beneamata e trasversale “Veronesità”.

Nonostante tutto abbiamo preparato e inviato all’amministrazione un documento (vedi allegato) che elenca le nostre preoccupazioni sul traffico, in particolare sulla zona Est di Verona. Via Unità d’Italia è un esempio luminoso di mancata programmazione, visione economica a “senso unico”, prossimi ingorghi e conseguente deterioramento ambientale.

Il fatto apparirebbe evidente, esaminati in modo analitico i singoli interventi e il loro "combinato disposto", ma per chi pratica il gioco delle parti, non è la realtà il vero oggetto del contendere.


  PUMS

  • Scritto da marisa

Alberi

Il momento giusto per piantare un albero è vent'anni fa. Il secondo momento giusto è adesso...

Venerdì 29 giugno nella sala consiliare della Settima Circoscrizione si parlava di ALBERI ed è stata una serata sorprendente.

Il relatore Nicola Bussola, uomo dei boschi, ma tutt'altro che un selvatico alla Mauro Corona, è entrato con una cassa piena di pezzi di legno strani, che gli sarebbero serviti per esemplificare alcuni passaggi della sua esposizione sul tema : ALBERI IN CITTA'.

Di professione fa l'ARBORICOLTORE e si occupa sia di COLTURA che di CULTURA degli alberi: progettazione e piantumazione; valutazione di alberi vecchi al fine di decidere se potare o togliere; potatura di grandi alberi con tecnica di tree-climber (arrampicarsi sugli alberi tramite funi); conferenze e corsi universitari sul mondo degli alberi. Niente male come lavoro, no?

L'ALBERO: un essere vivente meraviglioso, che vive di energia solare, crea un equilibrio efficiente tra le sue parti, dalle radici alla chioma, sviluppa strategie intelligenti per difendersi dagli attacchi dei funghi e riprendersi dai devastanti interventi umani (CAPITOZZARE UNA PIANTA E' UN CRIMINE CONTRO NATURA).

Ogni potatura è una ferita e l'albero non guarisce mai dalle ferite, ma le cicatrizza compartimentandole, cioè isolando con sistemi fisici e chimici le parti colpite dal resto del corpo-albero, un po' come si fa con le falle nei sottomarini.

Un grande albero trasmette bellezza, forza, serenità, armonia: meglio degli psicofarmaci.

D'obbligo un sentimento di ammirazione per questi esseri che rivestono il pianeta da 65 milioni di anni e possono vivere benissimo senza di noi, mentre noi non possiamo vivere senza di loro.

Non sarebbe ora di far derivare da questa constatazione ovvia qualche scelta sensata in controtendenza rispetto alla guerra che abbiamo fatto negli ultimi decenni agli alberi, sia in città che nelle nostre campagne?

Servono soldi e una progettazione competente del verde pubblico per cambiare la qualità dell'aria e della vita nelle periferie cittadine; educando nel contempo i cittadini al rispetto e alla cura di questi preziosi amici.

E chi può, pianti qualche albero nel proprio campo, nel giardino, lungo un fosso, scegliendo piante adatte al luogo. Un buon investimento per la felicità anche di chi viene dopo di noi.

MARISA SITTA