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Cittadinanza Attiva

Tutti gli Spazi sono importanti

Nelle periferie delle nostre città appare sempre più evidente che il territorio ha perso la sua naturale funzione di "sostenitore" di Comunità. Un posto su cui poggiare i piedi c’è perché c’è, ma tutto è stato costruito per “contenere”, senza criterio, braccia per il lavoro (una volta) o servizi di dubbia utilità sociale (oggi) come i centri commerciali, gli inceneritori, le fabbriche più inquinanti.

I mezzi di comunicazione giocano un ruolo fondamentale, al fine di estraniare il popolo dalla propria geo-localizzazione. Abbiamo l’illusione di vivere in un unico villaggio globale che, dai nostri schermi bidimensionali, siano essi appartenenti a un cinema, una televisione, un desktop un tablet o uno smartphone, ci consegnano una narrazione sostanzialmente unica del mondo, la cui completezza formale dipende dall’entità del prezzo dell’abbonamento sottoscritto.

La prima riconquista da mettere in atto è quella della multidimensionalità e biodiversità degli oggetti, dei soggetti, delle persone e dei luoghi che possiedono ciascuno/a una serie di importanti attributi, fisici e metafisici che li rendono unici: percorsi, storie, odori, sapori, credenze che il digitale, ad oggi, è in grado solo di simulare, ma non di riprodurre.

Avere ridotto la percezione del mondo dentro una realtà “semplificata” e allontanato le persone fra loro attraverso, ad esempio, lo strumento dei social, ha reso anche il linguaggio estremamente povero, specialmente nelle sfumature, anche poetiche, che lo rendono articolato, nelle espressioni del volto, nel linguaggio del corpo, nelle inflessioni…

E già, perché noi siamo “fisici” e mortali e questo nessuna narrazione potrà impedirlo.

Una volta prendevano il fatto con più filosofia: si muore e questo fa parte della vita... 

Nel mondo perfetto delle serie televisive invece, l’eroe supera prove estreme (pensate a James Bond) rimanendo pressoché illeso, nella realtà si può perdere la vita per un mattone che si stacca da una chiesa dopo cinquecento anni di onorato servizio. Ammettere la nostra vulnerabilità significa anche prendere atto del nostro bisogno, della nostra voglia, di Comunità.

Il primo compito di Azione Comunitaria è quello di cogliere il valore che gli spazi possono contenere, anche un sordido parcheggio è almeno tridimensionale: ha avuto una storia, e avrebbe un’anima e una vocazione, magari inespressa. E ci riferiamo specialmente agli spazi marginali, dove urbanistica da delinquenti comuni, migrazioni non pianificate, economia di rapina hanno reso ogni-dove un "blob" indistinguibile che si impasta con un inquinamento senza precedenti, degrado frutto di responsabilità collettive, cinismo diffuso.

Il secondo compito dell’Associazione è rivendicare la biodiversità non solo ambientale, ma anche nei risvolti umanistici che i territori possiedono e identificare per le nostre terre/luoghi/manufatti il loro posto, unico, nel mondo. Intendiamo favorire e pianificare una gestione armonica delle aree, che in equilibrio con la morfologia locale sia in grado di sostenere la presenza degli esseri umani.

Il terzo compito dell’Associazione è mantenere in sintonia tutti i luoghi che rispondono ad una serie di attributi/valori condivisi, utili per i cittadini e per l’ambiente, ad esempio:

° Morfologia del Territorio
° Storia pregressa
° Vocazione Antropica
° Sostentamento Comunitario
° Aggregazione Comunitaria
° Contesto bioregionale
° Valore espressivo

A questo punto la rete, il Web può divenire non più elemento di separazione ma fattore di armonizzazione, una sorta di onda sonora che accompagna, in una comune armonia, luoghi e persone tra loro fisicamente distanti, ma eticamente vicini. Il fenomeno si può comprendere pensando ai giovani contadini che occupano terre incolte, coltivando contemporaneamente fazzoletti in diversi luoghi della provincia, contemporaneamente.

La geolocalizzazione è diversa, ma il progetto rimane unico.

Se vogliamo sognare, ci si può richiamare ad una trilogia fantascientifica, il “Ciclo di Virga”, di Karl Schroeder, dove le “nazioni” non sono territori contigui, ma tridimensionali, divisi da uno spazio mai completamente vuoto e bolle di aria e di acqua, tenuti insieme da una sorta di “sintonia” gravitazionale.

Di fronte alla sfida della società “liquida” e imperiale, la risposta non può essere che altrettanto liquida e immaginifica, ripensando il nostro mondo alla luce delle innovazioni tecnologiche pregresse e di quelle che verranno, impressionanti, che hanno sempre cambiato il corso della storia dell’Umanità (l’invenzione della stampa, la rivoluzione industriale, l’avvento dell’era digitale, la robotica…).

Noi cominciamo dal piccolo, sapendo che in ogni modesta parte del mondo, dentro e fuori di noi, c’è qualcosa di immensamente complesso e, per questo, luminoso e sorprendente.

Per questo ci apprestiamo ad “adottare” dei luoghi "perduti", più o meno importanti, più o meno marginali, che inteferiscono nella vita delle Comunità o che esse hanno smarrito nella memoria, per restituire loro dignità e umanità.

E' quel che si tenta di fare: "Riparare il Mondo".

Cosa c'è dietro?

Si vede dal numero delle visite che questa cosa vi incuriosisce, anche se non ci conosciamo. Gli invitati alla festa non sono venuti, ma la festa, grazie a Voi, si farà lo stesso.

Qualcun*, tra i garantiti della Terra, si chiede cosa ci sia dietro questa nascente esperienza e allora è giusto rispondere: una cultura che mai come oggi richiede attenzione, quella della Comunità, che Adriano Olivetti riteneva: territorialmente definita, vivibile, né troppo grande né troppo piccola, dove è possibile stabilire contatti diretti tra le persone e l’ambiente, che a tutte le attività umane fornisce efficienza e, soprattutto, “rispetto della persona”, “della cultura e dell’arte che la civiltà dell’uomo ha realizzato nei suoi luoghi migliori”.

Perchè dev’esserci sempre qualcosa dietro, un fine utilitaristico? Una volontà egemonica? Più semplicemente si tratta di un approdo filosofico e umano per chi si è sempre opposto al liberismo disumanizzante e al settarismo di matrice collettivista, così presente anche nel centro-sinistra veronese, magari sotto menti(tissime) spoglie.

Olivetti diceva bene: “Non dovete confondere il comunitarismo con il comunismo. Tra queste due visioni del mondo e della politica, nonostante l’apparente affinità semantica insita nel termine comune, c’è un abisso”.

 

Perchè ci inquietiamo?

Il punto è che Verona non è più immobile, e non lo è perché a seguito del progressivo ritiro del welfare e di una mutazione genetica dell’assetto socio-economico della città (la delocalizzazione del manifatturiero, le fusioni bancarie, l’immigrazione, la precarietà diffusa) non ci sono più risorse per “tener buoni” tutti quanti.

Chi è colt* e non ha una prospettiva, chi ha capito di essere stato fregat* fin dall’inizio, chi non vuol affiliarsi a una banda, chi non riceverà mai un fido bancario perchè non ha un "garante" o non si presta a ballare al ritmo dei locali pifferai di Hamelin; bene, costoro desiderano, imperativamente, un futuro diverso.

Ecco che emerge, si rende visibile, un quinto stato di precar**, autonom*, free-lance che non si fidano di nessuno e tra loro c’è chi è abbastanza furb* da non incattivirsi nell’arena dello sfogatoio politico che o’sistema gli ha messo a disposizione: il social network o il "sacro blog".

Il 12 giugno, la data del primo turno alle recenti elezioni amministrative a Verona, o’sistema ha fallito. Non doveva andare così, tutto era stato accuratamente predisposto, ma non la conoscenza del territorio, le periferie in particolare, non un minimo di umiltà nella lettura dei fenomeni sociali più innovativi.

Le cartine politiche non possono essere vecchie di trent’anni alla vigilia della competizione elettorale, perché altrimenti le battaglie si perdono. E di guerra si deve parlare, perchè il terreno di confronto è diventato un'arena polverosa, dove si danno e si prendono mazzate. Una specie di calcio fiorentino, ma senza una palla da inseguire...

Per superare questa specie di gazzarra lavoreremo insieme, non per presentarci alle elezioni, ma creando le condizioni affinchè alle elezioni si presenti qualcosa di presentabile. C'è bisogno infatti di una zona neutra, dove ognuno cerchi di non mettere in dubbio o offendere valori fondanti per l'altro, ma sia a disposizione per "fare ciò che si deve, accada quello che può".

E spiace che molt* amic** cattolici siano così distratti. D'altra parte ess* trascorrono molto tempo tra una riunione solidale e l’altra, un approfondimento teologico e una raccolta fondi a fini di pietà; buone cose per carità, ma che mutano segno in assenza della speranza di una riparazione, o nella convinzione che “tanto il mondo non si cambia”. Se l'ingiustizia rimane ingiustizia, a che serve agitarsi tanto?

Abbiamo una diversa interpretazione?

Se si aderisce ad una religione nata intorno a Uno che si fa ammazzare in nome di una incondizionata fiducia nell’umanità, sfidando un impero e una casta di sacerdoti-padroni, Uno che cambia il corso della storia, come è possibile affermare, operando in nome Suo, nel presente: “d’altra parte è così”. Ci si preoccupa dei danni collaterali e non di coloro che li provocano con la massima impunità. Nessuno immagina un mondo perfetto, ma un po’ più equilibrato, sì.

C’è una bella poesia di Alekos Panagulis:

Non piangere per me
sappi che muoio
non puoi aiutarmi
Ma guarda quel fiore
quello che appassisce, ti dico
Annaffialo.

Ecco, se qualcosa dev'esserci dietro Azione Comunitaria, allora è nascosto sotto a quel fiore...

Il rito delle Nomine comunali

Per la maggior parte dei politici, una volta stabiliti i rapporti di forza con le elezioni, è automatico collocare persone di riferimento, e di stretta osservanza, negli enti partecipati o governati dal Comune.

Sappiamo che essi ritengono queste aziende ed istituti di loro competenza, per non dire proprietà, ma le cose non stanno così, in quanto utenti e cittadini abbiamo il diritto/dovere di occuparcene.

Ovviamente tutte le forze politiche diranno che si tratta delle “persone giuste al posto giusto”, in realtà questo non lo possiamo sapere, non ci sono elementi sufficienti di trasparenza per capirlo e non si è mai radicata una cultura diffusa che richieda competenza specifica negli svariati settori di gestione para/politici.

A dire la verità, anche i fustigatori dei costumi, sinistra inclusa, in questo frangente, non è che abbiano attivato processi virtuosi per l’individuazione dei candidati. Una bella mattina sono venuti fuori dei nomi e chi si è visto si è visto.

Bisogna fidarsi, ci dicono, ma questa canzone è passata di moda o il disco si è rotto. Non l'ascoltiamo più.

Ci sono enti, AGSM per esempio, che si occupano di settori complessi, come quello dell’energia, e richiedono specifiche competenze manageriali. Ogni azienda che opera sul mercato ha le sue particolarità, e richiede un enorme background alle spalle, non basta essere un principe del foro, ad esempio, per comprendere la logistica dell’energia.

Il punto è: se il cittadino nota che i servizi sono insufficienti, o viene vessato da interminabili attese telefoniche o da una burocrazia elefantiaca che si sblocca solo se la persona giusta parla con la persona giusta, egli/ella ha qualche strumento per difendersi e per ottenere ciò che invece sarebbe naturale?

Deve rivolgersi al politico amico, sperando poi che sia veramente amico degli amici? All’ufficio reclami? Oppure si devono trovare forme di condivisione dei problemi e l'individuazione di forme di pressione e/o soluzioni che prescindano dall’appartenenza politica?

E quando questi enti sponsorizzano squadre sportive, feste di paese, la costruzione del campanile e chi più ne ha più ne metta, a quale logica di mercato rispondono, visto che i soldi sono anche i nostri?

Ecco, vegliare su questo significa operare cittadinanza attiva, la cosa di cui ci occupiamo.

Ci sono diverse persone immusonite per quello che stiamo costruendo, non lo capiscono o temono, come le marmotte, che finalmente succeda qualcosa. Stiano serene, cerchiamo di rendere problemi o opportunità che oggi si incastrano nel privato, delle istanze collettive.

L’unione fa la forza. Non è poi così difficile capirlo.

L'ostacolo consiste nel fatto che abbiamo disimparato ad aiutarci, convinti che ciascuno potesse “comprarsi” la soluzione da sé.

Le cose non stanno così, almeno per i “generici della Terra”, ci hanno ingannato a lungo e ce ne siamo finalmente accorti.

La novità consiste nel fatto che abbiamo deciso di non tenercelo più per noi...