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Cittadinanza Attiva

Lettera aperta a Ilaria Segala

Il Direttivo di Azione Comunitaria ha dato mandato ai co-presidenti dell'Associazione di scrivere una lettera aperta all'Assessore Ilaria Segala. Questo per ricordarLe che continua l'impegno di noi tutti/e per favorire una destinazione aperta alla cittadinanza (Sala della Comunità) di una porzione del futuro insediamento post-Tiberghien:

Gentile Assessore

Mentre la lunga maratona della Variante 23 giunge in prossimità della meta, volevamo ricordarle di noi: Azione Comunitaria.

Per lei deve essere stato un lavoro difficile, che rispettiamo, malgrado le nostre perplessità sulle idee guida che l'hanno ispirato.

Non ci ha trovato d'accordo il pensiero di una città “in Franchising”, punteggiata da centri commerciali, dove il business è così pervasivo.

In ogni caso noi siamo qui; a riaffermare quel principio di riequilibrio, che avevamo già portato in commissione, tra interventi urbanistici e territori, intesi questi ultimi come entità relazionali, ambientali, storiche ed economiche che noi chiamiamo semplicemente Comunità.

Per fare un esempio: l'ultima volta che ci siamo visti, durante una riunione torrida in una sala inadeguata sulla questione del Filobus, lei aveva dichiarato, tra l'altro, che i cittadini della Settima Circoscrizione: “desiderano un Museo”.

Ci è parsa un'affermazione temeraria. Lo dicono i numeri, i 1322 cittadini certificati che hanno sostenuto le nostre osservazioni sul Tiberghien, lo dicono gli atti della Circoscrizione, che ha votato un documento dove il termine Casa della Comunità è stato citato con chiarezza, lo dice il nostro accordo con IVRES che alleghiamo, qualora non ne fosse venuta a conoscenza.

Vero è che la politica, anche in Settima, fatica a svolgere il proprio ruolo, ma è importante non confondere gli interessi di alcune parti con il tutto. Noi non chiediamo una sede per una nostra associazione o per un sindacato amico, ma ci battiamo per uno spazio attrezzato per tutti anche per quelli/e che la pensano diversamente da noi.

Siamo pronti, domani, a mettere a disposizione la nostra esperienza ed il nostro entusiasmo per la gestione di questo spazio pubblico a vantaggio delle realtà vive del Quartiere.

Va preso atto, purtroppo, che nella nostra città, appena si manifesta un'alterità culturale, vi è una reazione automatica che tenta di riportarla immediatamente alla prassi che ci governa.

Lei è una persona giovane e brillante, accetti la sfida di una singolarità, di qualcosa che tracimi oltre l'ovvio triste che ci circonda.

Pur avversando certe sue scelte politiche, desideriamo continuare a tenere aperto un confronto con la speranza che alcune sollecitazioni provenienti dalle periferie trovino risposta e non vengano derubricate a "fantasie".

E anche se fosse, senza la fantasia la Politica con la maiuscola cessa di esistere, diventa un'altra cosa, un gioco di ruolo privo di interesse per chi non gioca.

Dunque restiamo sotto la sua finestra, non per implorare, ma per rivendicare ciò che riteniamo un diritto: se l'istallazione di un centro commerciale o il congestionamento di un intero quartiere viene ritenuto necessario da chi ha i voti per approvarli, è un dovere civico garantire un ritorno sociale che rappresenti davvero un RIEQUILIBRIO.

Quando inizierà la fase attuativa successiva all'approvazione della Variante 23 noi saremo di nuovo pronti/e al confronto, se verrà delimitato uno spazio adeguato e credibile per la partecipazione attiva dei cittadini.

Saluti Cordiali

Marisa Sitta 

Mauro Tedeschi

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AC-IVRES

La Sagra è una Azione Comunitaria?

Succede a Castiglione per la sagra di san Rocco (10 - 16 agosto).

Tanta gente, in proporzione agli abitanti, coinvolta in prima persona in modo gratuito e festoso.

Trasversalità delle generazioni che si danno da fare insieme: dai ragazzini ai pensionati di vecchia data, spesso famiglie intere, coinvolti in ruoli e servizi diversi anche intercambiabili.

Gira una energia positiva, che viene dal sentirsi comunità che condivide il senso di questa festa e dell'impegno che richiede.

C'è una specie di fierezza sotto sotto, perché si tiene viva una identità che ha radici profonde; si rinnova una tradizione inserendo proposte adatte all'oggi; e si fornisce alla parrocchia un introito indispensabile per portare avanti, oltre alle normali attività, progetti di solidarietà avviati negli ultimi anni (accoglienza in canonica, orto solidale, borse di studio per ragazze in Eritrea...).

Tutto perfetto? Certo che no, ma anche con i suoi limiti è una realtà bella, in controtendenza rispetto all'individualismo arrabbiato e triste che caratterizza oggi tanta parte del tessuto sociale. Magari fosse contagiosa.

Marisa

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Tiberghien: il muro di gomma

COMUNICATO

In questi giorni si sta definendo, tra molte difficoltà, il destino della variante 23 al Piano degli Interventi del Comune di Verona. Tra le schede norma è presente anche quella relativa all’Ex Tiberghien, a proposito della quale, assieme a 1322 cittadini e cittadine, abbiamo presentato le nostre osservazioni.

Azione Comunitaria si è mossa in due direzioni: da una parte la riduzione della cementificazione e della congestione viabilistica, dall’altra il riequilibrio con interventi finalizzati a mitigare i disagi arrecati alla cittadinanza, sul piano delle relazioni umane e della sostenibilità ambientale ed economica.

Per questo abbiamo richiesto uno spazio pubblico polifunzionale dedicato alla Comunità, una piazza alberata interna degna di questo nome, il divieto di pubblico transito delle auto dentro l’area, facilitazioni per auto-produttori e negozi di Comunità nell’impiantare il proprio punto vendita all'interno dell'area.

E’ una proprietà privata? Vero, ma le regole prevedono che i nuovi insediamenti debbano sempre tenere conto del pubblico interesse e delle leggi vigenti.

Siamo ancora distanti da questi obiettivi.

Oggi la contesa pare essere tra la proprietà, che, a quel poco che ci è dato di sapere, non recede di un millimetro rispetto alla propria volontà di ottenere i 15.000 metri quadrati e più di commerciale e chi, anche dentro l’Amministrazione, ritiene di dover attenuare l’intervento, suggerendo una diversificazione nell’impiego degli spazi.

La delibera della Giunta è stata redatta, ma potrebbe approdare ad un voto in Consiglio in tempi lunghi (mesi?). In ogni caso alcune anticipazioni ci suggeriscono che le osservazioni dei cittadini sono rimaste nel cassetto. Resta una speranza relativa alla fase attuativa, ma se permane un’importante differenza di visioni tra Comune e Proprietà, le rovine che si incrociano su via Unità d’Italia potrebbero giacere lì ancora per anni.

Tra i cittadini è stata fatta girare la voce: “Meglio qualsiasi cosa piuttosto che restino le macerie”; ma le macerie della Fabbrica non si sono accumulate da sole. Siamo ancora in tempo per impedire una scelta insensata, quella di un gigantesco centro commerciale, che isolerebbe i quartieri, porterebbe l’inquinamento a livelli ancora più insostenibili, desertificherebbe i negozi di Comunità.

Forse a qualcuno non è piaciuto che Azione Comunitaria abbia invaso, praticando la cittadinanza attiva, aree di competenza che alcuni politici e politiche ritengono cosa propria.

Lo abbiamo compreso a Palazzo Barbieri, dove le aspettative della proprietà sembravano coincidere con quelle di alcuni consiglieri e consigliere comunali, e lo abbiamo capito meglio in Settima Circoscrizione, dove una maggioranza larga, dalla lista Tosi al Partito Democratico, ha sbarrato la strada ad una nostra proposta innovativa e chiara, approvata dall'intera Commissione competente (Urbanistica), che chiedeva soluzioni concrete e di buon senso.

Parafrasando un adagio di moda, ci hanno fatto capire che se vogliamo cambiare qualcosa dobbiamo prima farci eleggere.

Occorre fare attenzione in questo passaggio cruciale. La narrazione politica e le scelte di chi ha la responsabilità di rappresentare la Comunità non dovrebbero andare oltre un certo limite di tolleranza e di logica, a tutela degli interessi e del benessere di tutti/e.

Marisa Sitta - Mauro Tedeschi

Co-Presidenti Paritari di Azione Comunitaria

Il Banco di Comunità

SI PUO' FARE!

L'esperienza del Banco di Comunità di Castiglione delle Stiviere

Ne parliamo con i protagonisti e le protagoniste...

GIOVEDI' 24 GENNAIO ALLE ORE 20.45

presso la sala TOMMASOLI a VERONA

in Via Perini - BORGO VENEZIA

Cos'è un Banco di Comunità? E' un luogo dove, partecipando, metti a disposizione tutto ciò di cui disponi (ed hai in sovrappiù) ottenendo in cambio ciò di cui hai necessità. E' un progetto finalizzato alla generazione di benessere per la Comunità a partire da un nuovo modello di economia di condivisione basato sulle relazioni, sulla reciprocità e sui legami sociali. Bisogni e necessità individuali, sempre più diffusi e quotidiani in tempo di crisi, trovano soluzione grazie alla collaborazione e al reciproco sostegno, ponendo al centro il benessere della Comunità.

Come funziona? Tutto ciò che metti a disposizione nel banco di Comunità, assume un valore in FIL, Felicità Interna Lorda che serve a "misurare"in modo equo ciò che si scambia. Al momento dell'iscrizione al Banco di Comunità ottieni subito la CARD, collegata ad una piattaforma informatica dedicata, sulla quale vengono registrati automaticamente i movimenti di FIL. Le attività del banco sono coordinate da un Educatore-Mediatore.

Chi può partecipare? Tutti i Cittadini, le Cittadine e le Associazioni sul Territorio.

I VALORI DEL BANCO DI COMUNITA'

VALORE AMBIENTALE: Rimette in circolo oggetti e materiali che passano di mano in mano e possono essere riutilizzati

VALORE SOCIALE: Le persone grazie allo scambio trovano le risposte ai loro bisogni e a quelli della Comunità

INTEGRAZIONE: Ogni persona è una risorsa preziosa.

RECIPROCITA': Nessuno è trattato come subalterno/a o bisognoso/a, si instaura un rapporto di reciproca dignità, giacchè nulla è gratis e tutti/e, secondo le proprie possibilità, debbono/possono contribuire.

UTOPIA? NO, REALIZZATO! A Castiglione delle Stiviere dal 2014 c'è un luogo dove, grazie in primo luogo alla cooperativa CAUTO di Brescia e all'Amministrazione locale, è attivo il Banco di Comunità, aperto due volte alla settimana.

ORGANIZZA: AZIONE COMUNITARIA - VERONA

Alla fine della serata i soci dell'Associazione potranno votare per il nuovo Direttivo. Coloro che desiderano associarsi o candidarsi, possono contattare l'Associazione utilizzando il modulo dei contatti.

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Tiberghien: Consiglio straordinario!

SUL TIBERGHIEN NON CALI IL SILENZIO

LUNEDI' 19 NOVEMBRE ALLE ORE 20.30

CONSIGLIO STRAORDINARIO DELLA SETTIMA CIRCOSCRIZIONE

PIAZZA DEL POPOLO 15 - SAN MICHELE - VERONA

ODG:

--COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE

--AUDIZIONI DI ASSOCIAZIONI E COMITATI CITTADINI INTERESSATI ALLA FORMULAZIONE DI PROPOSTE PER GLI INTERVENTI NELL'AREA EX-TIBERGHIEN

--ESPRESSIONE DI UN DOCUMENTO DI INTENTI DEL CONSIGLIO

A tre settimane dall'incontro con l'Assessore Segala con delega alla pianificazione Urbanistica e la Commissione competente del Comune di Verona, nessun Consiglio di Circoscrizione era stato convocato sullo spinoso argomento del Tiberghien, nè alcuna apertura di dialogo con i cittadini e le cittadine organizzati e interessati al tema era stata avviata dalla maggioranza allargata che sostiene l'attuale Presidente a San Michele.

Eppure questa era stata la sollecitazione dell'Assessore, eppure, visto l'interesse che suscita l'argomento nei quartieri con proposte interessanti che vengono "dal basso", nel nostro caso supportate dalla raccolta di 1322 firme, pareva una naturale conseguenza da parte di un ente che proprio nel territorio dovrebbe individuare i propri riferimenti.

Eppure il tempo stringe, visto che l'iter amministrativo sta arrivando a conclusione, eppure diversi capigruppo in consiglio comunale, di maggioranza e opposizione, ci hanno espresso sostegno e stima per l'attività, non solo sul Tiberghien, che stiamo svolgendo come Associazione.

Così, alcuni Consiglieri, di diverse parti politiche, di loro sponte, hanno ritenuto fosse venuto il tempo di parlare ed essere ascoltati ed hanno raccolto le firme per convocare il Consiglio a termini di regolamento. Solo loro ci hanno informati, perchè ad oggi, sabato 17 novembre, nessun invito formale o informale ci è pervenuto dagli organismi competenti. E in questo caso non si tratta di politica, o di simpatia/antipatia ma di pura educazione istituzionale.

L'impressione è che una parte della politica locale interpreti la delega che i cittadini hanno loro fornito con il voto come una sorta di consegna delle chiavi di casa, le quali verranno restituite a fine mandato, ma noi vi abbiamo dato il compito di amministrare la nostra casa comune, non di occuparla!

Per alcuni/e l'idea che possano esservi una o più associazioni e comitati che esprimano una sollecitazione sul futuro dell'aria che respirano, dei propri spazi vitali, della loro economia locale, del comune passato, è ritenuta una sorta di presunzione alla siciliana, un'invasione di campo, per questo ci vediamo costretti a fare noi pubblicità, a spese personali, ad un Consiglio che non abbiamo convocato, per questo si tenta di far passare questo evento sotto adeguato silenzio!

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Fa sorridere il tabellone in piazza del Popolo a San Michele che, mentre spende una cinquantina di parole sulla Verza Michelina, che ha tutta la nostra stima culinaria, informa sbrigativamente che lunedì c'è un Consiglio Circoscrizionale, ma non si trova traccia dell'argomento, per non parlare del sito della Settima dove l'informazione è a prova di Sherlock Holmes.

Silenziare, disarticolare, isolare? No, dialogare... Oggi occorre un po' di umiltà da parte di tutti/e, mettere da parte antiche rivalità da strapaese e presentarsi uniti/e davanti al Consiglio Comunale, con una proposta condivisa.

Saremo capaci di farlo?

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  • Scritto da Associazione

Un Canto per il Tiberghien

Riceviamo da Marco Campedelli e volentieri pubblichiamo...

UN CANTO PER IL TIBERGHIEN

Era una sera di ottobre quando passando in bicicletta davanti al Tiberghien ho sentito un canto. Era una donna africana dalla voce bellissima. Vagava tra le macerie del vecchio lanificio.

Mi ricordai di mia nonna assunta a quattordici anni in quell'industria dal nome e dal volto francese. Orfana di padre l'avevano assunta perché non mancasse alla famiglia il pane. Era il 1926. Cantavano là dentro in fabbrica. Come mondine dell'industria cantavano sopratutto le donne. Ιo credo che abbiamo un debito con il canto dei morti.

Di generazioni di donne e di uomini che hanno cantato. Hanno pianto e sognato lungo due guerre mondiali. Dentro la Resistenza. Nei sogni della ricostruzione di un Paese nuovo che sbatteva la polvere finalmente sulla faccia di chi aveva mandato a morire i giovani come carne da macello.

Canti di protesta degli anni '70. Mio padre sindacalista di fabbrica in quegli anni al Tiberghien. Cantavano il bisogno di giustizia sociale, il diritto a un lavoro che in quel tempo (1974/1975) sembrava non essere più un diritto. Operai e operaie cantavano davanti alla fabbrica di San Michele. Cantavano la Costituzione che recita nella sua apertura che l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro.

Era un fiume di teste ai miei occhi di ragazzo quegli scioperi degli anni 70. Anni di piombo. Ma anche anni di speranza.

Cantavano il bene comune. Il diritto di essere felici. Il diritto del pane. E la sorpresa dell'amicizia. Del lottare non solo per "mio figlio" ma anche per il "figlio dell'altro".

Ora questa fabbrica rasa al suolo può tornare a cantare. Può tornare a essere spazio pubblico. Bene comune dei cittadini. Grazie a questo progetto può essere spazio di relazioni, di visioni, di democrazia, di amicizia.

Luogo di arte e di poesia.

Questo progetto "Tiberghien: sala della Comunità" è un'idea creativa, una parola promettente, una nota "stonata" che fa saltare lo spartito di un coro incolore che mugugna e non vede altro che supermercati e templi del consumo senza cervello.

Questo progetto è una via creativa a quella mancanza di immaginazione che oggi sembra aver minato il cuore pensante della politica.

Questo progetto onora il canto dei morti e rende possibile il canto dei vivi.

Se e' vero che: "La bellezza salverà il mondo" beh, io credo che bisogna aiutare la bellezza, bisogna diventarne "complici". Senza le nostre scelte la bellezza non cammina. Ecco perché è importante firmare la petizione. Mettere il proprio corpo di traverso per non lasciare che questo spazio diventi un luogo senz'anima.

E' un atto culturale. Ma anche un atto profondamente civile. Restituire ai cittadini lo spazio della convivialità.

Non possiamo capitolare la nostra città al potere del mercato e del consumo. E nemmeno a quei tentacoli di 'ndrangheta che hanno cercato spesso di insinuarsi anche nel Veneto e a Verona in questi anni.

In nome della bellezza e della democrazia uniamoci in questo canto...


Grazie a GericoTV per la foto di copertina (antico Reparto Cardatura del Tiberghien) - collezione privata di Piergiorgio Gomiero
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Povera Patria

MA NOI CONTINUIAMO A CREDERCI

La Nazione è un concetto così complesso... L'Italia ha subito molti scossoni nel corso della nostra vita vissuta: la guerra fredda, il terrorismo, tangentopoli, le stragi di mafia, la bolla della new economy, ma ha sempre trovato una classe dirigente che, magari all'ultimo istante, come accadeva con i gol di Baggio ai mondiali, riusciva a trovare una soluzione.

Questa volta è più difficile, non perché scarseggino le soluzioni, ciò che appare venir meno è una classe dirigente generosa, che non abbia smarrito il senso dello Stato.

Noi siamo persone normali che vivono nelle periferie di città marginali, ma ci terremmo a far sapere che, mentre tutto volgeva in un'altra direzione e molti immaginavano che i soldi potessero acquistare la felicità, siamo, nel tempo, rimasti coerenti a pensare differente.

Non vorremmo si sottovalutasse che i pensieri contano e noi, modestamente, ne condividiamo più di uno coltivato assieme negli anni e siamo convinti possano tornare utili in questo momento così burrascoso.

C'è da domandarsi che senso abbia passare una vita a custodire un pensiero, oggi che tutto è così effimero... E' come ammirare, sperando che non si spenga, una lucciola dentro ad un barattolo di vetro. La meraviglia sta nel fatto che non ci siamo mai stancati di osservarla e la lucciola, paziente, è ancora là che brilla e ci chiede di liberarla.

Bene, è giunta l'ora di farlo.

Non abbiamo ceduto:

Né all'ideologia liberista, quella del mercato che si autoregola, dei ricchissimi e dei poverissimi, del disastro sociale che è davanti ai nostri occhi.

Né all'ideologia sovranista, quella dei muri alti, dei “noi” e dei “loro”, che già in Europa ha portato a due guerre mondiali, poi a quella dei Balcani e alla guerra civile in Ucraina.

Né all'ideologia statalista e marxista, che ha promesso il paradiso in Terra e invece, la dove è stata “realizzata”, ha strozzato ogni libertà.

Né alla cosiddetta Democratura, Democrazia + Dittatura, dove si erge il mito dell'uomo forte, che risolve i problemi (forse), mentre riempie sicuramente le prigioni.

Né alla religione che si fa Stato e in nome della divinità commette ogni nefandezza.

Né infine all'ideologia del niente, il populismo che approfitta dell'ignoranza per acquisire potere e poi non è in grado di governarlo perché non possiede le basi culturali e politiche, tantomeno la progettualità per costruire il futuro.

Siamo consci invece che le persone hanno bisogno degli altri per vivere decentemente. Le buone relazioni, il parlare ed essere ascoltati/e, venire riconosciuti/e per strada, aiutati/e non per un moto di pietà ma da una mano tesa in un gesto di reciprocità, sono il sale, se non il senso, della vita.

Non essere soli/e vale molto di più di uno Yacht ormeggiato a Montecarlo.

Parole come cultura, responsabilità e sacrificio non sono un attentato alla felicità facile, o alla libertà, ma sono le fondamenta di ogni convivenza civile e di ogni speranza per il domani.

Questo nostro pensiero si chiama Comunità e intendiamo investire, oggi ancora con più forza, in questo progetto associativo, nonostante siamo solo un granello di senapa nel grande campo della vita.

Marisa Sitta

Mauro Tedeschi

CO-Presidenti dell'Associazione Azione Comunitaria

Faccia a Faccia

L'ARTE COME AZIONE COMUNITARIA: UN AMORE POLITICO

È l'ascolto che sta all'inizio di un'opera d'arte, l'ascolto di una storia, di un racconto. Ma le opere nascono anche da un percorso culturale che ci apre un varco nel pensiero e ci costringe a ri-dire, ri-trovare il senso profondo del proprio lavoro. Arrivato alla maturità della vita ho potuto ripensare il mio lavoro di cesellatore e di scultore. La testa e le mani sono collegate, lo sappiamo bene, ma ci accorgiamo di questo fatto quando nel creare un'opera si è costretti a pensare e ri-pensare. Da alcuni anni ho posto al centro della mia riflessione il volto dell'altro, perchè un volto è dire un Tu, creare una relazione, un dialogo. Questo mi ha permesso di passare da una preoccupazione prevalentemente estetica, ad una visione sempre più etica nel concepire l'arte della scultura. Questo passaggio estetica-etica si compie quando si passa all'azione. Di fronte a questi interrogativi ho sentito l'urgenza di allestire dei laboratori di manipolazione della creta, attuando percorsi di accoglienza reciproca alla riscoperta dei volti: un "faccia a faccia", dove ognuno, modellando il volto dell'altro, percepisce un oltre, nella consapevolezza che l'altro lo riguardi nel rispetto della sua alterità.

La prima esperienza laboratoriale, dove il volto dell'altro divenne azione, fu nel 2012 in Piazza San Nicolò all'Arena a Verona. Una piazza che da giorni era occupata da migranti "clandestini", giovani marocchini e tunisini che chiedevano un permesso di soggiorno per continuare a esistere, per riprendere un lavoro dignitoso, per non sentirsi esclusi. In quei giorni, l'argilla, trasformata in volti, è stata voce senza suono dei sommersi e dei senza nome. La lingua della scultura era il volto ad altezza dei nostri visi, dove in due ci si premurava di ritrovare la forma del volto dell'altro, tu il mio e io il tuo, guardandosi con calma, scrutandosi, scoprendo l'altro e facendo scoprire all'altro pieghe e ombre tralasciate. La piazza si riscoprì agorà, luogo di incontro, dialogo, memoria, scambio vitale, confronto politico e dialettico, partecipazione e rabbia. Una piazza non più estranea, spazio urbano anonimo, a volte volutamente sottovalutata dalla politica, senza volto e priva di memoria popolare, ma una piazza dove è stato possibile, attraverso l'arte, ricordare di essere partecipi di una umanità a volte fragile, bisognosa dello sguardo dell'altro per ritrovar sè stessa.

Riportare l'azione dell'arte nelle piazze, reagire agli eventi che accadono con l'arte, è contribuire ad accrescere la coscienza civile e prendere atto che qualsiasi distruzione può essere ricomposta da una azione creativa, "un'Azione Comunitaria." In questo senso si potrebbe dire che l'arte è un fatto politico non per la sua strumentalizzazione ai fini di asfittiche ideologie, ma per l'azione con la quale si prende cura e fa rinascere il mondo.

Prima dei NOMI i CORPI

Quelle della scuola di "Asinitas" a Roma sono state esperienze che mi hanno investito come un uragano, inaspettate, dove il mio volto, tra rifugiati, richiedenti asilo e migranti si è risvegliato. Venni accolto da un arcobaleno di volti nella grande sala dai mille colori. Un luogo, una scuola, dove i corpi degli uomini, delle donne e dei ragazzi, ogni mattina, formano un cerchio e tenendosi per mano, si passano la scintilla della vita, ricercano la propria forma, quella vicina ai propri desideri. Uno spazio di attesa e di ascolto di tempi propri, di riflessione, di riattivazione e di crescita delle proprie capacità. Uno spazio di vera alteritã dove prima ancora dei nomi vengono i corpi ma soprattutto i Volti e dove il prendersi cura contiene nella sua essenza il primato del volto:" Il Volto dell'Altro è un continuo appello che ci chiama a prenderci Cura della sua esistenza" (Lèvinas). La "Cura" come carezza che sfiora il volto, come l'accarezzare il corpo del sofferente, apre la via al l'urgenza di plasmare la creta. E così, nel grande parco Schuster a San Paolo fuori le Mura, le nostre mani " come Delta in cui molta vita confluiva da lontane origini per riversarsi nella grande corrente dell'azione" (RILKE), cercavamo nella creta il volto dell'altro in tutta la sua nudità. Sono stati giorni di intenso lavoro dove i volti dei ragazzi/e migranti si intrecciavano in un grande abbraccio con i cittadini romani che avevano preso parte all'iniziativa. Volto contro Volto cercando l'altro nella sua alterità. L'arte divenne un mezzo per ripensare le relazioni.

LE BUONE PRATICHE

Ora sono a Napoli dove è nato nel 2014 qualcosa di Nuovo, di Forte, di Simbolico. Grazie all'amico Alex Zanotelli ho incontrato nella città partenopea lo scultore, architetto e design Riccardo Dalisi (compasso d'oro alla carriera) che ha dato vita, nella chiesa del Rifugio (via Tribunali 188), al laboratorio per la lavorazione della latta e di altri materiali poveri "L'Avventura di Latta". Il laboratorio coinvolge una decina di migranti di origine africana che lavorano i metalli, divisi tra rifugiati politici e economici. Riccardo Dalisi racconta che sono Persone che si trovano in condizione di emarginazione e di esclusione. Ecco le sue parole: " Quello che con il Laboratorio "L'Avventura di Latta" è stato messo in moto dimostra che è possibile dare inizio ad un percorso di integrazione non solo culturale. Questo illumina una possibilità ancora da scoprire. La creatività non ha limiti, non ha confini, non ha chiusure. Abbiamo fiducia in una sorta di "terza sponda" dell'economia che è l'artigianato alleato dell'arte che riscopre e alimenta la manualità in tutte le sue potenzialità(anche terapeutiche) e lavora in una direzione di un Nuovo sistema produttivo con richiami a valori e sentimenti di solidarietà, di "simpatia", di equità e di rispetto dell'uomo, della città e della natura."

Oggi il laboratorio è una realtà. L'architetto Marco Cecere lo dirige, Riccardo Dalisi non fa mancare il suo sguardo paterno. I migranti che lo frequentano sono motivati, le persone che in questi mesi si sono avvicinate alla loro produzione stanno dando un contributo a generare lavoro con commesse continue. È un dono alla città dove si è innestata una traccia di una possibile vera integrazione. Ho accolto la richiesta di approfondimenti e specializzazioni iniziando con loro un cammino dove artigianato artistico e scultura possono fondersi. Il sogno di poter consegnare la mia esperienza di cesellatore e sbalzatore di metalli si fa carne in una città meticcia come Napoli, la cui storia e fisionomia si sono costruite metabolizzando culture ricchissime e innovative di origine e natura differenti, dall'Africa al Nord Europa. Fra qualche giorno ritornerò a Napoli, crocevia, luogo di incontro e di confluenza di culture diverse, di Persone, sensibilità e "anime" che praticano la forza e il dinamismo che nasce dall'unione delle diversità. Cercherò di condividere e importare le "Buone Pratiche", e chissà, forse un giorno non lontano, potremo anche noi, riparando, innestando, seminando e mescolando, fare della nostra città un luogo di incontro e di confluenza di culture traendo da esse humus e nutrimento per rinnovarci senza dimenticarci.

Marco Danielon

Tutta Verona Patrimonio dell'Umanità!

RESTITUIAMO DIGNITA' COMUNITARIA AI QUARTIERI DIMENTICATI...

“Verona è una bella città. L’ho visitata: sono stato coinvolto dal suo splendore”.

“Siete fortunati voi Veronesi: vivete in una città affascinante e accogliente”.

Tutti noi Veronesi abbiamo ascoltato parole di questo tenore; parole che si riferiscono  al centro storico della città: all’interno dell’ansa dell’Adige e tra Porta Nuova e le Arche Scaligere, passando per piazza Bra, via Mazzini, piazza Erbe e Palazzi Scaligeri. Ogni glorificazione di Verona ci rende lieti. Molti di noi, però, desiderano che tutta la città sia bella, anche Veronetta, anche i quartieri fuori le mura, come Borgo Roma, Golosine, Santa Lucia, Borgo Milano, ponte Crencano, San Michele, Borgo Venezia, Borgo Santa Croce. Belli vorremmo che diventassero anche i centri periferici, come Palazzina, Cadidavid, Rizza, Fenilon, San Massimo, Chievo, Basson, i paesi della Valpantena e della Val Squaranto.

La questione è subito posta: ci rassegniamo a una città dai due volti:

° un centro molto bello, che l’Unesco ha dichiarato, nel suo complesso, “patrimonio dell’umanità”;

° i quartieri della vita quotidiana, spesso somiglianti a uno squallido dormitorio, senza fascino, nei quali camminiamo frettolosi e ci muoviamo distratti, senza nulla da visitare e da godere;

° oppure si cambia? Ma come?

L’aspirazione a una Verona tutta bella è di molti. Lo dimostrano i programmi dei candidati sindaco nelle recenti elezioni comunali: il benessere nei quartieri è al centro di tutti i programmi presentati. Poi ci si ferma lì, incapaci di vedere come rendere concrete le visioni e le scelte politiche.

Una domanda ai lettori: che ne dite se ci proponiamo di mettere in moto le nostre capacità, la nostra intelligenza, il nostro cuore, la nostra visione di bellezza e di umanità per reinventare i nostri quartieri periferici e i centri che circondano la città, con l’obiettivo che diventino accoglienti luoghi di vita, nei quali i buoni rapporti tra residenti diventano la normalità?

Il processo richiede pazienza e determinazione, sapendo che occorrerà molto tempo per arrivare alla nuova città, tutta bella, affascinante e coinvolgente.                                                    

Alcuni di noi propongono due percorsi, sulla base di due slogan:

° in ogni Circoscrizione una piazza Bra e una via Mazzini;

° 20 piazze da riqualificare e da trasformare come luoghi di riferimento da vivere insieme, come concittadini che riprendono a essere popolo, il più possibile in festa.

Proviamo? Si tratta di dare forma a questi due obiettivi o di proporne altri. Negli scorsi due anni alcuni di noi hanno elaborato alcune proposte. Ve le proporremo in prossimi articoli, chiedendo il contributo di molti.

Tito Brunelli

Ma fate Politica?

IL NOSTRO RAPPORTO CON LA POLITICA IN DIECI DOMANDE

Azione Comunitaria fa Politica?

Azione Comunitaria si occupa di Politica, nel senso più alto del termine.

E in cosa consiste la Politica?

E’ la ricerca collettiva del Bene Comune, la promozione della Giustizia, dei Diritti, la Denuncia della corruzione e della violazione della Dignità Umana.

Che compito ha?

Ha il compito di precisare i valori fondamentali di tutta la Comunità, la sua concordia interna con la sua sicurezza esterna, conciliando l’uguaglianza con la libertà, l’autorità pubblica con la legittima autonomia e la partecipazione delle persone e dei gruppi alle decisioni di interesse collettivo.

E’ un partito?

No, è transpartitica, nel senso che vi aderiscono persone di vario orientamento, o iscritti a diversi partiti, che si ritrovano sulla necessità di una riforma della Politica, sul piano della Trasparenza, del ruolo di controllo e Proposta dei cittadini e sulla necessità di re-inserire il concetto di Comunità al centro del panorama sociale.

Si presenta alle elezioni?

Il nostro orizzonte sono le elezioni amministrative del 2022 e ci sono due possibilità: la prima è che, finalmente, i partiti si accorgano che non sono fortini di sottopotere de presidiare e, sui temi di cui ci stiamo occupando, aprano una finestra di dialogo serio, senza pretese di egemonia. In questo caso gli iscritti di Azione Comunitaria che lo desidereranno saranno presenti nelle varie liste, incarnando una sorta di doppia appartenenza. Se le cose proseguissero come ora, con una politica locale orientata alle baruffe, incatenata a ideologie morte e sepolte o alle personalità egemoni, non è escluso che Azione Comunitaria si presenti in quanto tale.

Democrazia diretta, partecipativa o rappresentativa?

Partecipativa, non vi è dubbio, e nel nostro dibattito abbiamo già delineato alcune modalità coinvolgenti che aiutino ad assumere decisioni assennate. E poi... noi incontriamo le Persone, non i click!

Quali sono i valori che la qualificano?

Partecipazione e Parità di genere, recupero del rapporto con il Territorio fisico e la Comunità sociale, l’Economia Circolare, intesa come la redistribuzione contrapposta all’accumulo.

Uno slogan?

"Riparare il Mondo".

E la pace?

La Pace si costruisce giorno per giorno, sui fatti. Se tutti/e possedessero Terra, Casa e Lavoro sarebbe più a portata di mano.

Perché dovremmo aderire?

Perché da soli fa fatica a costruire, perché è bello incontrarsi per parlare di Politica senza l’ansia da prestazione elettorale e perché, attraverso la pratica dell'ascolto reciproco, si trovano sintesi migliori rispetto ai nostri singoli punti di vista.

Non siamo isole, condividiamo le nostre azioni!