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San Michele e Porto, quartieri di serie A?

sanmicheleoggiCi piacerebbe vivere meglio nei nostri quartieri.

La sensazione però è di degrado, dimenticanza, abbandono.

Se la Circoscrizione fosse funzionante magari qualcuno ci aiuterebbe ad affrontare il prossimo Autunno, a capire come riapriranno le scuole, se le palestre saranno agibili, se gli spazi comunitari saranno sufficienti…

Se gli autobus effettuassero percorsi regolari, o se potessimo sognare un mezzo veloce e non inquinante per muoversi in città e fuori, avendo ormai compreso che la vicenda Filobus assomiglia alla favola di Pierino e il Lupo…

Se non si progettassero Centri Commerciali come se piovesse, nel mentre si sta affermando la vendita On Line e le due cose, colpendo unite alla Pandemia, non portassero alla chiusura di decine di attività…

Se nelle basse di San Michele non si delineasse un gigantesco distretto dei rifiuti senza che i cittadini siano consapevoli, carte alla mano, di quello che sta veramente accadendo…

Se le strade fossero un po’ meno sporche e molte persone più educate…

Vivremmo meglio, perché non è questione di cambiare il mondo o garantire la pace universale, ma di rispettare ed essere rispettati e considerati finalmente cittadini di serie A.

Per questo, isolati come siamo, anche per motivi contingenti, abbiamo deciso di convocare come Associazione una Assemblea Locale di Vicinato, che abbiamo chiamato Arengo, memori delle nostre radici Venete, ma aperta a chi respira la stessa aria, nello stesso luogo, nello stesso tempo. Mettiamo in campo alcune iniziative comuni per difendere gli interessi nostri e dei quartieri che respiriamo ogni giorno.

MERCOLEDI 29 Luglio ore 21.00 – Sala Virtuale ALEX

Dato il  perdurante stato di emergenza il nostro incontro si svolgerà per via telematica sulla piattaforma Zoom.

Richiedi a un amico dell’Associazione il codice di accesso o scrivici usando il modulo contatti per ottenere l'accredito.

Ti saranno comunicate nel dettaglio regole e modalità di partecipazione.

Il Direttivo di AC

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Il Quartiere chiude? Convochiamo l'Arengo!

cessataattivita2Azione Comunitaria riprende le proprie attività.

Il lungo periodo di chiusura, dovuto alla pandemia, ci ha indotto a formulare ipotesi nuove, che tenessero conto della mutata situazione.

Ci attende un autunno difficile e la nostra sensazione, qui in Periferia, è quella di trovarci a bordo di una: “Nave senza nocchiere in gran tempesta”.

La politica sul territorio appare priva di visione e di efficienza. Ad esempio da un lato si mette in discussione il progetto del Filobus, dall’altra si piantano i pali per sostenerne le linee elettriche.

La Settima Circoscrizione è sostanzialmente chiusa, mentre i progetti milionari, anche nella conta dei metri cubi di cemento, procedono spediti su una corsia preferenziale.

Quando come singoli cittadini abbiamo chiesto conto di quanto stava accadendo sulle nostre strade, ci è stato risposto che prima di parlare dovevamo prendere i voti, come se la cosa riguardasse solo i grandi investitori privati e i loro referenti politici.

Ci terremmo a far sapere che anche noi siamo portatori di interesse, specialmente se ci mettiamo tutti insieme: lavoratori, pensionati, commercianti, artigiani, piccoli imprenditori. Questo per fronteggiare eventuali abusi, come i Lillipuziani alla vista del Signor Gulliver...

Abbiamo deciso così di autoconvocarci (virtualmente) nell’Arengo di Verona Est, al fine di ingaggiare senza intermediari i decisori, aziende e amministrazioni, che hanno giurisdizione sul nostro territorio.

Questo per tutelare direttamente i nostri interessi, la nostra salute e, in ultima analisi, il nostro futuro, dato che ci identifichiamo in una Comunità di persone che, pur pensandola diversamente su tante cose, respirano la stessa aria, nello stesso luogo e nello stesso tempo.

MERCOLEDI 29 Luglio ore 21.00 – Sala Virtuale ALEX

Dato il  perdurante stato di emergenza il nostro incontro si svolgerà per via telematica sulla piattaforma Zoom.

Richiedi a un amico dell’Associazione il codice di accesso o scrivici usando il modulo contatti per ottenere l'accredito.

Ti saranno comunicate nel dettaglio regole e modalità di partecipazione.

Il Direttivo di AC

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Verona e il Wakan-Tanka - Rinviato

UN PACIFICO INCONTRO TRA NON ALLINEATI/E

La nostra città sta mutando pelle, ma non ci sembra che si vada verso il meglio. Concentrandoci sul piano ambientale vi sono almeno quattro argomenti, concreti, su cui è lecito e necessario porsi delle domande:

COMMERCIALE - La conversione a commerciale/alberghiero/servizi delle realtà già industriali e di tutto il possibile in termini di occupazione del territorio, provoca negative conseguenze sul piano economico, occupazionale e del traffico.

FILOBUS - L’idea della mobilità vincolata alla pianificazione del Filobus, ha mostrato la corda, sia nel progetto che nella realizzazione, per non parlare dei ritardi nel finanziamento. Ne va preso finalmente atto.

CA’ DEL BUE - Il destino dell’impianto di Ca’ del Bue, dietro una sapiente narrazione “ecologica”, pone delle domande pressanti, sul piano semplicemente “logico”. La decantazione della tecnologia pulita sulla carta, non corrisponde sempre, sulla cronaca nazionale, ad una realtà altrettanto immacolata.

TAV – L’alta velocità su rotaia, con i suoi costi, il suo impatto ambientale, l’occupazione di territorio, nei tempi medi ci suggerisce la domanda: ne vale la pena?

A Verona prevale una visione del “qui ed ora” e questo approccio non riguarda soltanto la maggioranza che ci governa. Ci si lega alle mode del momento, al consenso facile e fatuo, basti pensare al monopattino elettrico sbandierato come soluzione "ecologica" (e abbandonato disordinatamente in ogni dove).

Ci sono esperienze interessanti sul Territorio, tante domande che non ricevono risposta. Comitati, Gruppi, Associazioni che, nel momento in cui si sottraggono alla logica implicita/esplicita dello scambio di favori, sono destinati ad una sorta di Riserva Indiana.

Per questo abbiamo pensato, come Associazione, di conoscere meglio le altre Tribù, per sapere cosa pensano e per cosa si stanno battendo. Vorremmo ricavare forza dalla comprensione reciproca e confortarci nella consapevolezza di non essere nel torto se pensiamo:

punto Che i Centri Commerciali non sono il futuro (nel frattempo avrebbero inventato la vendita online e la realtà aumentata);

punto Che il tracciato del Filobus è disegnato su una città di venti anni fa;

punto Che bruciare i residui dei rifiuti in atmosfera, anche se in un cementificio o in una centrale anzichè in un inceneritore, è una pratica non più accettabile;

punto Che la TAV è una cosa, il potenziamento doveroso delle linee esistenti un’altra;

punto Che battersi per un Ambiente più respirabile significa restituire fiato all'Esistenza.

Non siamo noi ad essere antichi, approssimativi e sognatori utopisti, ma quelli che, con le loro narrazioni appiattite su un interesse di corto respiro e il loro seguito di plaudenti inconsapevoli, fanno della vita stessa una merce di scambio.

Non desideriamo generare gerarchie, sovrastrutture, o liste elettorali, ma pluralismo, ascolto reciproco e un ambientalismo che trovi possibilità di esprimersi a partire dall'umanità delle relazioni.

Azione Comunitaria vi invita al Wakan Tanka (il cui simbolo è il Cerchio Sacro) che stiamo organizzando per DATA DA DESTINARSI visto il momento delicato a proposito dell'epidemia di COVID-19. A breve comunicheremo nuovi luogo e modalità dell'incontro, che slitterà probabilmente a maggio, a cui speriamo vogliate dare il vostro contributo.

Il simbolismo del Cerchio Sacro è l’emanazione, per i Nativi Americani, del grande Spirito, la magia che permette all’universo e al genere umano di esistere.

Nel nostro piccolo, non abbiamo mai rinunciato a impegnarci per un futuro della nostra città, se non radioso, almeno più pulito.

Coraggio, incontriamoci...

AZIONE COMUNITARIA - VERONA

L'importanza delle Siepi

Mercoledì 11 dicembre alle ore 20.30 l'Associazione amica Cittadini per la Tutela del Territorio (Verona Est) ci invita ad un incontro sull'Importanza delle Siepi, in funzione agro-ecologica, nel salone parrocchiale di San Rocco di Castiglione a Verona

Saranno presenti i Dottori Forestali Giovanni Bombieri e Caterina Compagni.

La progressiva sparizione delle vecchie siepi e di altre formazioni lineari che contrassegnavano il paesaggio agrario e naturale è ormai un argomento di discussione molto diffuso.

In Europa l’impianto e la manutenzione delle siepi sono pratiche molto antiche. I paesaggi a campi chiusi fanno la loro comparsa nel Medio Evo, rimpiazzando gli antichi boschi ed i campi aperti. Esse hanno caratterizzato i nostri paesaggi per diversi secoli vivendo a fianco dell’uomo e delle generazioni che si susseguivano.

Ma con l’affermarsi dell’agricoltura intensiva soprattutto dopo gli anni 50, queste delimitazioni dei campi sono andate via via scomparendo per dar vita ad appezzamenti sempre più grandi con poche scoline interrate e pochissime zone di vegetazione, che siano esse siepi, arbusti, o semplici lembi di suolo inerbito.

La siepe tuttavia riveste un ruolo agro-ecologico assolutamente primario.

La sua funzione principale è quella di offrire un luogo di riparo e di conservazione-riproduzione dei predatori dei parassiti delle colture messe a dimora. Il numero e la varietà degli organismi che trovano riparo nella siepe è veramente elevato. Le siepi dunque rappresentano dei veri e propri antiparassitari naturali, che consentirebbero ai conduttori dei campi un notevole risparmio sui prodotti anticrittogamici.

Le siepi inoltre possono essere considerate elementi di diversificazione del paesaggio arricchendolo di significati simbolici suggestivi e dunque valorizzandolo.

Oltre a ciò è bene ricordare anche il loro ruolo molto efficace come frangivento nel contrasto ai fenomeni di erosione eolica; questi ultimi spesso rappresentano forti limitazioni per la coltivazione delle piante e possono determinare riduzioni della fertilità potenziale dei terreni agricoli nel tempo.

Fonte: meteoweb.eu

Marisa

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Lettera aperta a Ilaria Segala

Il Direttivo di Azione Comunitaria ha dato mandato ai co-presidenti dell'Associazione di scrivere una lettera aperta all'Assessore Ilaria Segala. Questo per ricordarLe che continua l'impegno di noi tutti/e per favorire una destinazione aperta alla cittadinanza (Sala della Comunità) di una porzione del futuro insediamento post-Tiberghien:

Gentile Assessore

Mentre la lunga maratona della Variante 23 giunge in prossimità della meta, volevamo ricordarle di noi: Azione Comunitaria.

Per lei deve essere stato un lavoro difficile, che rispettiamo, malgrado le nostre perplessità sulle idee guida che l'hanno ispirato.

Non ci ha trovato d'accordo il pensiero di una città “in Franchising”, punteggiata da centri commerciali, dove il business è così pervasivo.

In ogni caso noi siamo qui; a riaffermare quel principio di riequilibrio, che avevamo già portato in commissione, tra interventi urbanistici e territori, intesi questi ultimi come entità relazionali, ambientali, storiche ed economiche che noi chiamiamo semplicemente Comunità.

Per fare un esempio: l'ultima volta che ci siamo visti, durante una riunione torrida in una sala inadeguata sulla questione del Filobus, lei aveva dichiarato, tra l'altro, che i cittadini della Settima Circoscrizione: “desiderano un Museo”.

Ci è parsa un'affermazione temeraria. Lo dicono i numeri, i 1322 cittadini certificati che hanno sostenuto le nostre osservazioni sul Tiberghien, lo dicono gli atti della Circoscrizione, che ha votato un documento dove il termine Casa della Comunità è stato citato con chiarezza, lo dice il nostro accordo con IVRES che alleghiamo, qualora non ne fosse venuta a conoscenza.

Vero è che la politica, anche in Settima, fatica a svolgere il proprio ruolo, ma è importante non confondere gli interessi di alcune parti con il tutto. Noi non chiediamo una sede per una nostra associazione o per un sindacato amico, ma ci battiamo per uno spazio attrezzato per tutti anche per quelli/e che la pensano diversamente da noi.

Siamo pronti, domani, a mettere a disposizione la nostra esperienza ed il nostro entusiasmo per la gestione di questo spazio pubblico a vantaggio delle realtà vive del Quartiere.

Va preso atto, purtroppo, che nella nostra città, appena si manifesta un'alterità culturale, vi è una reazione automatica che tenta di riportarla immediatamente alla prassi che ci governa.

Lei è una persona giovane e brillante, accetti la sfida di una singolarità, di qualcosa che tracimi oltre l'ovvio triste che ci circonda.

Pur avversando certe sue scelte politiche, desideriamo continuare a tenere aperto un confronto con la speranza che alcune sollecitazioni provenienti dalle periferie trovino risposta e non vengano derubricate a "fantasie".

E anche se fosse, senza la fantasia la Politica con la maiuscola cessa di esistere, diventa un'altra cosa, un gioco di ruolo privo di interesse per chi non gioca.

Dunque restiamo sotto la sua finestra, non per implorare, ma per rivendicare ciò che riteniamo un diritto: se l'istallazione di un centro commerciale o il congestionamento di un intero quartiere viene ritenuto necessario da chi ha i voti per approvarli, è un dovere civico garantire un ritorno sociale che rappresenti davvero un RIEQUILIBRIO.

Quando inizierà la fase attuativa successiva all'approvazione della Variante 23 noi saremo di nuovo pronti/e al confronto, se verrà delimitato uno spazio adeguato e credibile per la partecipazione attiva dei cittadini.

Saluti Cordiali

Marisa Sitta 

Mauro Tedeschi

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AC-IVRES

Mega Centro Sportivo?

via2Adige Docks è il più importante insediamento degli ultimi vent’anni nella zona est di Verona.

Viene definito il “Centro Sportivo più grande d’Europa” e prenderà il posto degli ex magazzini ferroviari di Porto San Pancrazio.

Si parla di di decine di migliaia di metri quadri di struttura e di milioni di futuri visitatori.

La rischiesta è semplice: desideriamo venga effettuata un’adeguata valutazione dell’impatto ambientale, così come indicato dalla legge.

Si tratta perciò di:

1) Assicurare che l'attività in oggetto sia compatibile con le condizioni per uno sviluppo sostenibile e, quindi, rispettosa della capacità rigenerativa degli ecosistemi e delle risorse, della salvaguardia della biodiversità e di un'equa distribuzione dei vantaggi connessi all'attività economica;

2) Proteggere la salute umana, contribuire con un migliore ambiente alla qualità della vita, provvedere al mantenimento delle specie e conservare la capacità di riproduzione dell'ecosistema in quanto risorsa essenziale per la vita.

A questo percorso può partecipare il pubblico, comprese le Associazioni sul territorio che vengono messe nelle condizioni di presentare proprie osservazioni, anche fornendo ulteriori elementi conoscitivi e valutativi.

Ci aspettiamo dunque che le autorità competenti non si sottraggano a questo passaggio, importantissimo sull’argomento Adige Docks e che i politici locali facciano la loro parte.

Se si transigesse, oltre che constatare un’importante omissione, dovremmo anche chiederci il perché; se un commerciante infatti colloca una nuova insegna sopra il suo negozio deve affrontare una corsa a ostacoli con la burocrazia, mentre se si sconvolge il traffico e il tessuto economico e sociale di interi quartieri con un mega centro sportivo/commerciale ce la si può cavare con un voto in Consiglio Comunale che decreta la “pubblica utilità” dell'insediamento, grazie alla legge così detta (sic): “Sblocca Italia”.

Noi non siamo quelli/e per il “No”, noi siamo quelli/e per il “Come”.

Se è diritto del privato di intraprendere è dovere della Comunità di tutelare i propri interessi, senza sconti per nessuno.


IL DIRETTIVO DI AZIONE COMUNITARIA


     

La Sagra è una Azione Comunitaria?

Succede a Castiglione per la sagra di san Rocco (10 - 16 agosto).

Tanta gente, in proporzione agli abitanti, coinvolta in prima persona in modo gratuito e festoso.

Trasversalità delle generazioni che si danno da fare insieme: dai ragazzini ai pensionati di vecchia data, spesso famiglie intere, coinvolti in ruoli e servizi diversi anche intercambiabili.

Gira una energia positiva, che viene dal sentirsi comunità che condivide il senso di questa festa e dell'impegno che richiede.

C'è una specie di fierezza sotto sotto, perché si tiene viva una identità che ha radici profonde; si rinnova una tradizione inserendo proposte adatte all'oggi; e si fornisce alla parrocchia un introito indispensabile per portare avanti, oltre alle normali attività, progetti di solidarietà avviati negli ultimi anni (accoglienza in canonica, orto solidale, borse di studio per ragazze in Eritrea...).

Tutto perfetto? Certo che no, ma anche con i suoi limiti è una realtà bella, in controtendenza rispetto all'individualismo arrabbiato e triste che caratterizza oggi tanta parte del tessuto sociale. Magari fosse contagiosa.

Marisa

2web

L'Ingorgo

Sì Filobus, No Filobus, Variante 23, migliaia di emendamenti, ma la colonna sonora delle scelte urbanistiche della politica, nella sua grande maggioranza (che comprende anche vaste aree dell’opposizione) è la conversione a “commerciale” e in taluni casi a “servizi”, tipo l’alberghiero o il "ricreativo", di diverse aree che in passato furono industriali (Tiberghien, Tabacchi, Magazzini Ferroviari).

Sulla sostenibilità di luoghi dove lavorano sempre in meno, ma tutti sono chiamati a comprare, occorrerebbe interrogarsi di più, ma pensare, in questa città, è diventata un'occupazione eversiva.

E’ impossibile affrontare, ad esempio, la questione del Filobus senza immaginare prima a quale città dovrebbe servire, se per caso, da quando è stato pensato il progetto, Verona abbia mutato di forma (economica, logistica, sociale). Se diversi “cambi” collocati su una linea di una ventina di chilometri sono compatibili con le attuali necessità di spostamento, se la tecnologia prevista non sia ormai obsoleta, se la promiscuità tra automobili e nuovo mezzo collettivo sulle strade comuni consentirà una velocizzazione o provocherà un ulteriore rallentamento del traffico.

Qualsiasi cosa abbiamo provato a dire sul "sistema" della mobilità si è scontrata contro posizioni magari opposte, ma sempre “a priori”. L’idea che il privato che investe abbia sempre la precedenza, talvolta anche sul buon senso e la salute pubblica, non è radicata solo nell’amministrazione, ma anche nella beneamata e trasversale “Veronesità”.

Nonostante tutto abbiamo preparato e inviato all’amministrazione un documento (vedi allegato) che elenca le nostre preoccupazioni sul traffico, in particolare sulla zona Est di Verona. Via Unità d’Italia è un esempio luminoso di mancata programmazione, visione economica a “senso unico”, prossimi ingorghi e conseguente deterioramento ambientale.

Il fatto apparirebbe evidente, esaminati in modo analitico i singoli interventi e il loro "combinato disposto", ma per chi pratica il gioco delle parti, non è la realtà il vero oggetto del contendere.


  PUMS

Il Tessitore

sopravviveremo4Approfittiamo delle date del 25 Aprile e del 1° Maggio, che per noi mantengono intatto tutto il loro significato, per manifestare il nostro vivo dissenso verso un potere sordo, il cui confine è ben più vasto del territorio presidiato dalla maggioranza politica che governa questa città.

Sì, ci hanno ricevuto e talvolta persino parlato, ma mai ascoltato veramente.

Questo nostro modesto contributo digitale, alla stregua di un manifesto, non si limita a riprendere la nostra battaglia sul futuro del Tiberghien, ma si riferisce a tutti quei luoghi, in città o fuori, destinati a perdere d'identità e di futuro. In tanti, politici e no, pensano che il "fare" sia segno di distinzione e attivismo, noi pensiamo che sia importante anche il "cosa fare" e per chi.

Le nostre osservazioni, che potete leggere in allegato, sono state cassate dalla Giunta e dal silenzio di tanti (ma non di tutti) che a parole vi si dovrebbero opporre.

Non bisogna dimenticare che tutte queste infrastrutture sono circondate da umanità, sulla quale hanno un impatto, talvolta molto negativo e non saranno certo rotonde o sottopassi a mitigarlo.

Commodo rappresenta il pensiero unico e i luoghi comuni con cui ci siamo dovuti scontrare, il Tessitore un'idea diversa di futuro, forse minoritaria, ma indomita.

locandina   pdf

Tiberghien: il muro di gomma

COMUNICATO

In questi giorni si sta definendo, tra molte difficoltà, il destino della variante 23 al Piano degli Interventi del Comune di Verona. Tra le schede norma è presente anche quella relativa all’Ex Tiberghien, a proposito della quale, assieme a 1322 cittadini e cittadine, abbiamo presentato le nostre osservazioni.

Azione Comunitaria si è mossa in due direzioni: da una parte la riduzione della cementificazione e della congestione viabilistica, dall’altra il riequilibrio con interventi finalizzati a mitigare i disagi arrecati alla cittadinanza, sul piano delle relazioni umane e della sostenibilità ambientale ed economica.

Per questo abbiamo richiesto uno spazio pubblico polifunzionale dedicato alla Comunità, una piazza alberata interna degna di questo nome, il divieto di pubblico transito delle auto dentro l’area, facilitazioni per auto-produttori e negozi di Comunità nell’impiantare il proprio punto vendita all'interno dell'area.

E’ una proprietà privata? Vero, ma le regole prevedono che i nuovi insediamenti debbano sempre tenere conto del pubblico interesse e delle leggi vigenti.

Siamo ancora distanti da questi obiettivi.

Oggi la contesa pare essere tra la proprietà, che, a quel poco che ci è dato di sapere, non recede di un millimetro rispetto alla propria volontà di ottenere i 15.000 metri quadrati e più di commerciale e chi, anche dentro l’Amministrazione, ritiene di dover attenuare l’intervento, suggerendo una diversificazione nell’impiego degli spazi.

La delibera della Giunta è stata redatta, ma potrebbe approdare ad un voto in Consiglio in tempi lunghi (mesi?). In ogni caso alcune anticipazioni ci suggeriscono che le osservazioni dei cittadini sono rimaste nel cassetto. Resta una speranza relativa alla fase attuativa, ma se permane un’importante differenza di visioni tra Comune e Proprietà, le rovine che si incrociano su via Unità d’Italia potrebbero giacere lì ancora per anni.

Tra i cittadini è stata fatta girare la voce: “Meglio qualsiasi cosa piuttosto che restino le macerie”; ma le macerie della Fabbrica non si sono accumulate da sole. Siamo ancora in tempo per impedire una scelta insensata, quella di un gigantesco centro commerciale, che isolerebbe i quartieri, porterebbe l’inquinamento a livelli ancora più insostenibili, desertificherebbe i negozi di Comunità.

Forse a qualcuno non è piaciuto che Azione Comunitaria abbia invaso, praticando la cittadinanza attiva, aree di competenza che alcuni politici e politiche ritengono cosa propria.

Lo abbiamo compreso a Palazzo Barbieri, dove le aspettative della proprietà sembravano coincidere con quelle di alcuni consiglieri e consigliere comunali, e lo abbiamo capito meglio in Settima Circoscrizione, dove una maggioranza larga, dalla lista Tosi al Partito Democratico, ha sbarrato la strada ad una nostra proposta innovativa e chiara, approvata dall'intera Commissione competente (Urbanistica), che chiedeva soluzioni concrete e di buon senso.

Parafrasando un adagio di moda, ci hanno fatto capire che se vogliamo cambiare qualcosa dobbiamo prima farci eleggere.

Occorre fare attenzione in questo passaggio cruciale. La narrazione politica e le scelte di chi ha la responsabilità di rappresentare la Comunità non dovrebbero andare oltre un certo limite di tolleranza e di logica, a tutela degli interessi e del benessere di tutti/e.

Marisa Sitta - Mauro Tedeschi

Co-Presidenti Paritari di Azione Comunitaria

L'Associazione si riorganizza

Nello spirito comunitario che contraddistingue la nostra Associazione, si sono svolte Giovedì 24 gennaio 2019 le elezioni del nuovo consiglio direttivo.

Lunedì 4 febbraio 2019 si è riunito il nuovo organismo, composto da:

(In ordine alfabetico per cognome)

GIUSEPPE CAMPAGNARI
MARCO DANIELON
PIERGIORGIO GOMIERO
MARISA SITTA
MAURO TEDESCHI
ANGELA VALBUSA
NICOLETTA ZAMBERLAN

Esso ha assunto le seguenti decisioni a norma di Statuto:

Presidente - MARISA SITTA

Vice Presidente - MAURO TEDESCHI

In armonia con il nostro regolamento interno e le nostre profonde convinzioni, Marisa e Mauro condivideranno la Copresidenza paritaria e partecipativa de facto, così come era avvenuto a parti invertite nel precedente mandato.

Tesoriere - PIERGIORGIO GOMIERO

Segretaria - NICOLETTA ZAMBERLAN

Probiviri - GIUSEPPE CAMPAGNARI e MARCO DANIELON

Proba mulier - ANGELA VALBUSA

Si è inoltre deciso che tutti i candidati che si sono messi a disposizione per l'elezione del consiglio e non sono risultati eletti, siano invitati permamenti, senza diritto di voto, alle riunioni dello stesso a meno di casi eccezionali in cui si renda necessaria una riunione a porte chiuse.

Si è concordato nell'individuare una figura esterna di Organizzatore nella persona di ALESSANDRO DONADI, che lavori in sinergia con il Tesoriere per gli aspetti tecnico/amministrativi e per coadiuvare la Copresidenza nella realizzazione operativa dei progetti e degli eventi.

A Mauro Tedeschi è stato affidato l'incarico di verificare, alla luce della recente riforma del terzo settore, le forme e le modalità per accedere alla gestione di spazi collettivi e per attivare un fundraising equilibrato tra risorse pubbliche e private destinate alla realizzazione dei progetti.

Nel giugno 2020, a metà mandato, si opererà una verifica degli incarichi.

Si attendono a breve novità sulla vicenda Tiberghien e a questo proposito invitiamo iscritti/e e simpatizzanti a prepararsi ad una mobilitazione al fine di incoraggiare i consiglieri comunali e la giunta ad operare scelte che tengano conto, in primo luogo, dell'interesse collettivo.

Il Banco di Comunità

SI PUO' FARE!

L'esperienza del Banco di Comunità di Castiglione delle Stiviere

Ne parliamo con i protagonisti e le protagoniste...

GIOVEDI' 24 GENNAIO ALLE ORE 20.45

presso la sala TOMMASOLI a VERONA

in Via Perini - BORGO VENEZIA

Cos'è un Banco di Comunità? E' un luogo dove, partecipando, metti a disposizione tutto ciò di cui disponi (ed hai in sovrappiù) ottenendo in cambio ciò di cui hai necessità. E' un progetto finalizzato alla generazione di benessere per la Comunità a partire da un nuovo modello di economia di condivisione basato sulle relazioni, sulla reciprocità e sui legami sociali. Bisogni e necessità individuali, sempre più diffusi e quotidiani in tempo di crisi, trovano soluzione grazie alla collaborazione e al reciproco sostegno, ponendo al centro il benessere della Comunità.

Come funziona? Tutto ciò che metti a disposizione nel banco di Comunità, assume un valore in FIL, Felicità Interna Lorda che serve a "misurare"in modo equo ciò che si scambia. Al momento dell'iscrizione al Banco di Comunità ottieni subito la CARD, collegata ad una piattaforma informatica dedicata, sulla quale vengono registrati automaticamente i movimenti di FIL. Le attività del banco sono coordinate da un Educatore-Mediatore.

Chi può partecipare? Tutti i Cittadini, le Cittadine e le Associazioni sul Territorio.

I VALORI DEL BANCO DI COMUNITA'

VALORE AMBIENTALE: Rimette in circolo oggetti e materiali che passano di mano in mano e possono essere riutilizzati

VALORE SOCIALE: Le persone grazie allo scambio trovano le risposte ai loro bisogni e a quelli della Comunità

INTEGRAZIONE: Ogni persona è una risorsa preziosa.

RECIPROCITA': Nessuno è trattato come subalterno/a o bisognoso/a, si instaura un rapporto di reciproca dignità, giacchè nulla è gratis e tutti/e, secondo le proprie possibilità, debbono/possono contribuire.

UTOPIA? NO, REALIZZATO! A Castiglione delle Stiviere dal 2014 c'è un luogo dove, grazie in primo luogo alla cooperativa CAUTO di Brescia e all'Amministrazione locale, è attivo il Banco di Comunità, aperto due volte alla settimana.

ORGANIZZA: AZIONE COMUNITARIA - VERONA

Alla fine della serata i soci dell'Associazione potranno votare per il nuovo Direttivo. Coloro che desiderano associarsi o candidarsi, possono contattare l'Associazione utilizzando il modulo dei contatti.

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Museo e Sala della Comunità

TIBERGHIEN: PER TESSERE MEMORIA E FUTURO

IVRES- Associazione veronese di documentazione, studio e ricerca e AZIONE COMUNITARIA- Associazione con sede a San Michele che si prefigge di tutelare i Beni Comuni, l’interesse Collettivo ed il diritto alla Conoscenza, sono approdate attraverso percorsi diversi alle medesime conclusioni per quanto concerne i possibili interventi sull’ex Opificio Tiberghien a tutela della Comunità, della sua storia e del suo domani.

Memoria e Futuro non si possono contrapporre, ma vanno intessuti in una tela resistente. Per tutti noi il Tiberghien è un simbolo unificante di un Territorio dove il lavoro, la partecipazione, l’ambiente hanno costituito e devono mantenere un rapporto profondo con la vita dei singoli, delle famiglie, della Comunità.

Oggi questo spazio attraversa una fase di transizione. Nell’est di Verona si è passati dalle grandi fabbriche piene di vitalità ad una visione orientata ai servizi, intesi, ad esempio, come il commerciale e l’alberghiero. In termini di numero di posti di lavoro, per questa e per altre realtà circostanti, il confronto è impietoso e ci si interroga sul futuro dei più giovani e non solo.

Quando si operano grandi mutamenti sul Territorio, occorre ragionare in termini complessivi, sistemici, non soffermarsi su un singolo segmento, quel lotto o quell’altro, ma immaginando di operare su un organismo vivo e pulsante, costituito da realtà interdipendenti.

Noi riteniamo che, rispetto ai nuovi insediamenti o alle cosiddette “rigenerazioni”, occorra ripensare il concetto di compensazione, che spesso è delocalizzata rispetto all’intervento effettivo o non risponde al problema che viene a crearsi; noi poniamo la questione del riequilibrio. Gli interessi privati e gli interventi che ne conseguono sono pienamente legittimi, ma esiste anche un interesse collettivo da tutelare. Se, ad esempio, un progetto aumenta l’inquinamento ambientale e il traffico, mette in difficoltà i negozi di Comunità, propone il centro commerciale come modello di socializzazione, occorre che le Amministrazioni rispondano con scelte di responsabilità ambientale, come i boschi in città, con interventi a favore dei piccoli negozi, mettendo in campo idee originali per attivare forme di partecipazione e convivialità.

La Fabbrica Tiberghien, così come la Mondadori e tutto il comparto ferroviario di Porta Vescovo hanno vissuto intense fasi di innovazione industriale, di presa di coscienza collettiva, di cultura sindacale avanzata. Tutto questo non si può disperdere. Né si può disperdere la necessità di partecipazione, di protagonismo, di espressione di sé dei viventi di oggi, in fondo figli dello stesso bisogno primario di essere considerati/e, di poter parlare ed essere ascoltati/e, di esternare i propri sentimenti.

Ed è anche nella riscoperta del bello, nell’arte autoprodotta o underground, così come nelle relazioni interpersonali, che si racchiude il senso di Comunità a cui molti di noi aspirano.

Per questo invitiamo le Amministrazioni a progettare con il nostro supporto uno spazio Memoria→Futuro da armonizzare nel progetto del Tiberghien, un luogo aperto e dinamico in cui possano coesistere, fecondandosi, la valorizzazione della memoria (MUSEO TIBERGHIEN) e la potenzialità di futuro (CASA DELLA COMUNITA'). Esso dovrebbe rappresentare nelle forme e nelle attività, una fusione creativa che consenta ai cittadini di oggi di incontrare l’arte e la consapevolezza, vissute in prima persona, come naturali conseguenze della presa di coscienza dei canti, della fatiche e dei sogni lì rappresentati per un secolo da chi ci ha preceduti. Per far questo occorreranno gli allestimenti e i materiali di supporto multimediali destinati a facilitare le attività didattiche e artistiche che verranno, queste ultime sempre proposte “dal basso”. Immaginiamo uno spazio accessibile a prezzi ragionevoli, pensato in primo luogo per i giovani. Il Comune di Verona deve avere parte attiva e preponderante nel finanziamento di questa nuova installazione.

Fin d’ora ci proponiamo, con le nostre professionalità ed esperienze, di collaborare nel disegnare un modello di cogestione partecipativa e responsabile del sito, in concorso con L’Amministrazione. Uno spazio che dovrebbe trovare il suo habitat in un ambiente armonico e positivo, anche dal punto di vista dell’ecosistema.

Non si temano le novità. Nulla è impossibile se nella tela di un desiderio condiviso soffia l’anima profonda di una intera Comunità.

     
     ivres      azione comunitaria

Tiberghien: Consiglio straordinario!

SUL TIBERGHIEN NON CALI IL SILENZIO

LUNEDI' 19 NOVEMBRE ALLE ORE 20.30

CONSIGLIO STRAORDINARIO DELLA SETTIMA CIRCOSCRIZIONE

PIAZZA DEL POPOLO 15 - SAN MICHELE - VERONA

ODG:

--COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE

--AUDIZIONI DI ASSOCIAZIONI E COMITATI CITTADINI INTERESSATI ALLA FORMULAZIONE DI PROPOSTE PER GLI INTERVENTI NELL'AREA EX-TIBERGHIEN

--ESPRESSIONE DI UN DOCUMENTO DI INTENTI DEL CONSIGLIO

A tre settimane dall'incontro con l'Assessore Segala con delega alla pianificazione Urbanistica e la Commissione competente del Comune di Verona, nessun Consiglio di Circoscrizione era stato convocato sullo spinoso argomento del Tiberghien, nè alcuna apertura di dialogo con i cittadini e le cittadine organizzati e interessati al tema era stata avviata dalla maggioranza allargata che sostiene l'attuale Presidente a San Michele.

Eppure questa era stata la sollecitazione dell'Assessore, eppure, visto l'interesse che suscita l'argomento nei quartieri con proposte interessanti che vengono "dal basso", nel nostro caso supportate dalla raccolta di 1322 firme, pareva una naturale conseguenza da parte di un ente che proprio nel territorio dovrebbe individuare i propri riferimenti.

Eppure il tempo stringe, visto che l'iter amministrativo sta arrivando a conclusione, eppure diversi capigruppo in consiglio comunale, di maggioranza e opposizione, ci hanno espresso sostegno e stima per l'attività, non solo sul Tiberghien, che stiamo svolgendo come Associazione.

Così, alcuni Consiglieri, di diverse parti politiche, di loro sponte, hanno ritenuto fosse venuto il tempo di parlare ed essere ascoltati ed hanno raccolto le firme per convocare il Consiglio a termini di regolamento. Solo loro ci hanno informati, perchè ad oggi, sabato 17 novembre, nessun invito formale o informale ci è pervenuto dagli organismi competenti. E in questo caso non si tratta di politica, o di simpatia/antipatia ma di pura educazione istituzionale.

L'impressione è che una parte della politica locale interpreti la delega che i cittadini hanno loro fornito con il voto come una sorta di consegna delle chiavi di casa, le quali verranno restituite a fine mandato, ma noi vi abbiamo dato il compito di amministrare la nostra casa comune, non di occuparla!

Per alcuni/e l'idea che possano esservi una o più associazioni e comitati che esprimano una sollecitazione sul futuro dell'aria che respirano, dei propri spazi vitali, della loro economia locale, del comune passato, è ritenuta una sorta di presunzione alla siciliana, un'invasione di campo, per questo ci vediamo costretti a fare noi pubblicità, a spese personali, ad un Consiglio che non abbiamo convocato, per questo si tenta di far passare questo evento sotto adeguato silenzio!

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Fa sorridere il tabellone in piazza del Popolo a San Michele che, mentre spende una cinquantina di parole sulla Verza Michelina, che ha tutta la nostra stima culinaria, informa sbrigativamente che lunedì c'è un Consiglio Circoscrizionale, ma non si trova traccia dell'argomento, per non parlare del sito della Settima dove l'informazione è a prova di Sherlock Holmes.

Silenziare, disarticolare, isolare? No, dialogare... Oggi occorre un po' di umiltà da parte di tutti/e, mettere da parte antiche rivalità da strapaese e presentarsi uniti/e davanti al Consiglio Comunale, con una proposta condivisa.

Saremo capaci di farlo?

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Impressioni in Sala Blu

Mercoledì 24 ottobre 2018, si è riunita in sala Blu del Municipio, anche grazie alla nostra sollecitazione, la quarta Commissione Consigliare, quella Urbanistica, sul caso Tiberghien.

Ci sono due note positive ed una non pervenuta.

La prima nota positiva è che abbiamo portato un pensiero innovativo e vitale, quello della Comunità delle persone, delle loro aspettative e delle loro sofferenze, specialmente in periferia, in un contesto dove il linguaggio, le procedure, le consuetudini portano a vedere le cose dall'alto, in una sorta di visione panoramica. Gli esseri umani e il loro singolo spazio vitale si distinguono appena nei plastici e nelle planimetrie, mentre sono i cittadini e la loro qualità della vita ad abitare "dal vivo" quegli spazi.

La seconda nota positiva è la oggettiva identità di vedute con IVRES e AGILE che hanno promosso uno splendido progetto di ricostruzione dell’Identità collettiva (la recente mostra e gli eventi al Cinema Nuovo di San Michele) a partire dal Lavoro che fu, pensando però a quello che sarà. A loro riconosciamo la sagacia e la pazienza di averci teso la mano, e così noi. Insieme abbiamo stabilito che memoria e futuro non sono antagonisti, ma alleati!!

Quello non pervenuto è il messaggio della politica. Abbiamo ottenuto sorrisi e pacche sulle spalle, ma c’è da domandarsi: "Fu vera gloria?"

Prima di riportare ai nostri iscritti e firmatari che cosa ci hanno veramente detto i consiglieri e le consigliere, dovremmo infatti capirlo per intero. Sarebbe necessario distinguere intanto chi è d'accordo con chi e su che cosa, o se certi complimenti tipo: “Vi ringraziamo per il tempo che avete perduto per raccogliere le firme”, sono veramente un apprezzamento o rappresentano invece una cruda presa in giro. Se l’ostentata e pervicace volontà di non nominarci mai come Associazione, di persona o nei comunicati, per poi riempirci di sorrisi, è solo un lapsus freudiano che nasconde un disagio nel vedersi scavalcati nella progettazione Politica (con la maiuscola), o la fredda (e insana) determinazione di ricacciarci nelle nostre vite private al più presto possibile.

Vorremmo comprendere poi se certe profferte di protezione, dopo averci totalmente ignorati/e non debbano ritenersi il bacio della morte e se disturbare tutto il tempo o pistolare con il telefonino sono segno di disattenzione o un chiaro messaggio politico, così come l’assenza, almeno all'inizio, di buona parte della maggioranza. Quanti elementi da comprendere, quante cose da spiegarci in così poco tempo…

Chi ci ha incoraggiato, per dimostrare che faceva sul serio, può chiamarci quando vuole, anche domani.

Abbiamo udito poi alcuni toni ostentati nei confronti degli esseri umani che “bivaccano negli edifici” o “che giocano a cricket nel parcheggio e disturbano la quiete pubblica”.

Sono questi gli ostacoli? Non nascondiamoci dietro a un dito, il problema del Tiberghien, delle macerie a cielo aperto e di una progettualità evanescente è tutto da ricercare tra i protagonisti e le protagoniste “de soca” di questa vicenda, “chialtri” non c’entrano nulla. Coloro che hanno la responsabilità politica, invece, ci aiutino e lo chiediamo con cortesia, a formalizzare una proposta condivisa in sede locale sul destino dell'area. Noi siamo pronti/e...

L’Assessore Segala è stata di parola sulla convocazione, che ha portato in agenda in pochi giorni. Le cubature che propone sono esorbitanti rispetto alle nostre osservazioni, ma almeno capiamo quello che dice, forse perché è un ingegnere o magari perché è ancora nuova dell’ambiente. Per lei otto più otto fa ancora sedici e, fino a prova contraria, su questo siamo d'accordo.

Una cosa però l’abbiamo capita chiaramente: in questa vicenda, amici veri, nella politica non ne abbiamo.


Il primo tempo della partita è terminato, come ci eravamo ripromessi/e abbiamo portato nel più alto consesso politico della città il “canto dei vivi” che onora il percorso di chi ci ha preceduti/e.

Tra poco inizia il secondo, perciò vi consigliamo di non mettervi comodi/e, ma di allacciare subito le cinture...

Consigliere ti scrivo...

In preparazione dell’incontro con la Commissione Urbanistica del Comune di Verona del 24 ottobre abbiamo inviato una lettera a tutti i/le capogruppo del consiglio comunale di Verona. Missiva di cui vi mettiamo in conoscenza.

Egregio Consigliere / Gentile Consigliera

Le scriviamo in quanto Associazione attiva sul Territorio che ha recentemente presentato alcune osservazioni riguardanti l'ex-Tiberghien, relative alla Variante 23 del P.I.

Ci terremmo a renderLa partecipe delle ragioni profonde che ci hanno spinto a raccogliere 1322 firme in due settimane, a sostegno delle nostre proposte, nei condomini, sulle strade, davanti ai supermercati o ai luoghi di culto.

L’articolo 42 della nostra Costituzione riconosce in pieno il diritto alla proprietà privata, ma in una logica che tenga conto dei “limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti.”

Chi effettua un investimento ingente e chi ne approva le finalità, non può esimersi dal tenere conto che esso ha una ricaduta sul piano sociale (mutare la morfologia di un luogo significa determinarne la qualità delle relazioni), ambientale (e ci riferiamo all’inquinamento e ad una viabilità resa ancora più caotica) ed economica (se si collocano decine di migliaia di metri quadri di commerciale nel bel mezzo di un abitato, ne pagheranno il prezzo le medie strutture di vendita e i negozi di Comunità).

Chi effettua un investimento rilevante, se segue le regole del mercato, deve anche poterlo sostenere nel tempo. Il cumulo di macerie che siamo costretti ad osservare tutti i giorni in via Unità d’Italia sono in primo luogo sotto la responsabilità del proprietario ed il fatto che la Comunità di San Michele e dintorni chieda un minimo di attenzione per sé è un dato del tutto naturale e da mettere nel "conto".

Una buona parte di noi associati opera nei centri di ascolto, nei mondi del volontariato e della solidarietà, nella sanità e nella società civile. Queste esperienze ci fanno toccare con mano i segnali di una crescente tensione sociale, frustrazione, oggettiva povertà materiale e culturale.

Da qui nasce la richiesta, a fronte di interventi urbanistici invasivi come quelli previsti nell'ex Tiberghien, di creare spazi di compensazione pubblici che vengano incontro ai bisogni di aggregazione sociale e culturale del nostro Territorio.

In particolare i giovani, per esprimere la propria creatività nelle varie forme dell'arte, non devono trovarsi nella condizione di questuanti davanti al casting di un talent show, o recarsi disillusi all’estero per vedere riconosciute le proprie abilità. Noi ci rendiamo disponibili, potendo contare nell'Associazione su esperienze professionali adeguate, a cogestire a titolo gratuito degli spazi di memoria⇒futuro dove radici industriali e avvenire collettivo possano convivere grazie ad una intelligente fusione creativa.

In contesti come San Michele e Porto San Pancrazio non ha mai perso di significato il concetto di Comunità, sebbene compressa e impoverita. Si pensi, a questo proposito, alle migliaia di posti di lavoro “pregiati” perduti in questa zona negli ultimi 20 anni.

Occorrono risorse? E’ evidente, ma se il Comune le ha trovate, a suo tempo, per strutture come lo splendido spazio polivalente di Quinto, "Il più bel palazzetto della città", in un contesto assai meno congestionato, allora può produrre uno sforzo anche per chi non ha quasi nulla e rischia seriamente, si pensi al Parco dell’Adige Sud e ai progetti che vi spirano intorno, di vedere compromesso anche quel poco che ha.

Siamo certi che Lei ed il Suo gruppo sapranno dedicare la giusta attenzione a questa nostra proposta e ci rendiamo disponibili sin d’ora per ogni chiarimento e per gli incontri che riterrà utile mettere in agenda.

Per conto nostro seguiremo ogni passaggio amministrativo, mettendo a conoscenza i cittadini e i firmatari delle nostre proposte di tutti i passi avanti che riusciremo a conseguire insieme.

Noi continuiamo a credere che gli organismi rappresentativi siano fondamento della Democrazia e che l’ascolto di un’esigenza che si manifesta in modo collettivo e rispettoso delle regole, non sia solo un’opportunità da cogliere, ma un intrinseco dovere del quale farsi carico.

Contiamo su di Lei

Cordialmente…

Tiberghien: dove canteranno i vivi

Martedì 16 ottobre ore 20.45

Teatro di Castiglione, Verona

Assemblea aperta di Azione Comunitaria

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UN INCONTRO POSITIVO

La nostra Associazione non è solo la vicenda Tiberghien, ma è il tentativo di rompere l’isolamento che spesso attanaglia le nostre vite nei quartieri, riconquistando spazi di relazione, di incontro, di emancipazione culturale ed economica.

A questo proposito Mercoledì 10 Ottobre, a Palazzo Barbieri, abbiamo incontrato l’assessore alla pianificazione urbanistica di Verona, Ilaria Segala, su suo invito, per approfondire le tematiche e le motivazioni che stanno alla base delle nostre osservazioni al Piano degli Interventi, sostenute dalle firme di 1322 cittadini e cittadine.

Il colloquio è stato franco e cordiale, non ci siamo nascosti/e le differenze, né le polemiche pregresse a mezzo stampa, ma, come spesso avviene quando ci si parla di persona, siamo andati al sodo, cercando di sfogliare i temi uno per uno.

Le nostre proposte di Sala della Comunità per l’ex stabilimento e di una Piazza Praticabile, raggiungibile esclusivamente a piedi e in bicicletta e priva di barriere architettoniche, sono state commentate con favore dall’Assessore, che ci agevolerà (al pari degli altri soggetti interessati) nel rapporto con le Istituzioni durante il complesso iter amministrativo.

La nostra proposta di dedicare uno spazio commerciale esclusivo agli autoproduttori agricoli e a chilometro zero è stata ritenuta meno perseguibile, giacché il Comune non ritiene di avere voce in capitolo rispetto alle scelte della proprietà sulla futura destinazione degli spazi dedicati al commercio, se e quando deliberati.

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Occorrerà comunque monitorare ogni passaggio istituzionale e va ricordato che esiste una proprietà che cercherà di estendere al massimo lo spazio edificabile. Va detto però che a Palazzo Barbieri non abbiamo trovato un muro divisorio, ma una porta aperta.

Avere usato questo metodo delle osservazioni e delle firme ci ha portato e ci porterà a confrontarci con l’amministrazione, intesa come maggioranza e opposizione, come mai era avvenuto prima.

IL MUSEO? NO GRAZIE

In questi giorni è cresciuta, alimentata da numerose notizie di stampa, la discussione sulla questione del museo; noi non abbiamo mai nascosto la nostra contrarietà all’idea di dedicare gli unici spazi per la Comunità alla memoria del passato. Il Territorio ha bisogno di altro, di uno spazio che costruisca futuro, di vitalità e di colori. Come ha ben scritto Marco Campedelli, noi dobbiamo onorare la voce dei morti, ma con il canto dei vivi!

Nulla in contrario ad operare una fusione creativa tra ricordi del passato e apertura al futuro. Questo si può ottenere dedicando uno spazio attrezzato alle varie forme di auto-espressione, in particolar modo delle giovani generazioni, mentre alle pareti e negli spazi interstiziali potrebbero trovare posto oggetti, scritti e immagini che mostrino come sia stato quel luogo e cosa abbia significato per la Comunità.

CITTADINANZA ATTIVA

Azione Comunitaria si sta occupando di tante altre cose, in un'ottica di cittadinanza attiva volta a migliorare la qualità della vita nel nostro territorio. Non abbiamo alcuna intenzione di scendere nell'agone partitico, ci basta l'obiettivo di vivere un po’ meglio, insieme.

Desideriamo realizzare le nostre proposte con metodo partecipativo, anche in collaborazione con le altre Associazioni.

Per questo vi chiediamo di esserci martedì prossimo alla Assemblea di Azione Comunitaria per incontrarci, parlare ed essere ascoltati a viso aperto e non da dietro una tastiera, dove non si possono cogliere le espressioni del viso, il linguaggio del corpo, o il calore di un sorriso.

Partecipate, abbiamo bisogno di voi, perché siamo solo all’inizio del viaggio e là davanti c’è ancora tanto mare da attraversare…

In nome della bellezza e della democrazia uniamoci in questo canto...

Tiberghien: e adesso andiamo avanti

RACCOLTE 1322 FIRME IN DUE SETTIMANE

Oggi, via posta certificata, è stata consegnata al Comune di Verona la documentazione delle Osservazioni al Piano degli Interventi, Variante 23 scheda RA28 (Tiberghien), da parte dell’Associazione Azione Comunitaria.

Esse sono state corredate da 1322 firme di cittadini e cittadine.


Sinteticamente, le osservazioni si dipanano su tre argomenti:

a) Sala della Comunità. Viene richiesta, nell'area interessata, una sala polifunzionale dedicata alle varie forme di arte che consentano alla popolazione di uscire di casa e incontrarsi nel segno della bellezza. La solitudine nelle nostre periferie è un fenomeno endemico, l’isolamento spesso non è una scelta ma diventa una costrizione.

b) Uno spazio dedicato, nell’area commerciale, all’autoproduzione, al chilometro zero, ai prodotti DOC DOP IGP di matrice locale. La cultura del centro commerciale mortifica il territorio e chi tanto si impegna a costruire il proprio futuro aderendo alle proprie radici comunitarie, interpretando il lavoro, il commercio o la coltivazione come segno di vitalità e non solo di guadagno fine a se stesso.

c) Aumentare l'area verde e far diventare il Tiberghien, tenendo conto dell’ecosistema locale, la nuova porta orientale della città.

Non si mette in discussione il diritto della proprietà al proprio equo guadagno, ma quando si interviene così pesantemente all’interno dei quartieri (si pensi solo alla viabilità), l’equilibrio tra gli interessi pubblici e privati deve essere sempre garantito. Ci chiediamo poi perché costruire ancora appartamenti nel regno (Verona Est) delle case sfitte, semilavorate e abbandonate a se stesse.

LA CAMERA DEI LORD

Siamo preoccupati/e dal fatto che sia stato attribuito valore politico, secondo recenti notizie di stampa, ad un “tavolo tecnico” sul Tibergien auto-costituito dall’assessorato competente che deciderebbe per tutti noi. Non abbiamo avuto notizia della presenza a Verona di una Camera dei Lord dove costruttori, ingegneri, proprietari ed altri portatori di interessi deciderebbero in autonomia sul futuro dell'area, mentre è in pieno svolgimento la consultazione istituzionale di cittadini e cittadine. Per noi esistono i consiglieri comunali e il sindaco, regolarmente eletti, tutto il resto ne consegue.

UN CERCHIO VITALE CHE SI RESTRINGE

Le moltissime adesioni ottenute sono figlie dell’esasperazione e del raggiungimento di un punto di rottura sociale. La compressione degli spazi di relazione, ambientali (si pensi al Parco dell'Adige Sud - Giarol Grande e al paventato rischio di privatizzazione strisciante grazie al progetto “Adige Docks”), economici con le fabbriche sul territorio ormai chiuse o quasi, circonda le persone di un’aura di frustrante insicurezza.

Azione Comunitaria, assieme alle altre associazioni che hanno sostenuto l’iniziativa, costituisce un presidio permanente su questi problemi e chiamerà a raccolta i cittadini e le cittadine che ci hanno messo la faccia e la firma.

Siamo coscienti dell’alto rischio che le nostre osservazioni si perdano dentro un cassetto polveroso, ma noi siamo oggettivamente sul territorio e, se non debitamente ascoltati/e, useremo qualunque strumento di mobilitazione non violenta, civile e creativa per ottenere dei risultati concreti.

Con il deposito delle osservazioni e delle firme, non abbiamo finito, ma solo cominciato.

Marisa Sitta e Mauro Tedeschi – CoPresidenti di Azione Comunitaria – Verona

Jimmy's Hall, una storia di amore e libertà - Ken Loach - 2014

Un Canto per il Tiberghien

Riceviamo da Marco Campedelli e volentieri pubblichiamo...

UN CANTO PER IL TIBERGHIEN

Era una sera di ottobre quando passando in bicicletta davanti al Tiberghien ho sentito un canto. Era una donna africana dalla voce bellissima. Vagava tra le macerie del vecchio lanificio.

Mi ricordai di mia nonna assunta a quattordici anni in quell'industria dal nome e dal volto francese. Orfana di padre l'avevano assunta perché non mancasse alla famiglia il pane. Era il 1926. Cantavano là dentro in fabbrica. Come mondine dell'industria cantavano sopratutto le donne. Ιo credo che abbiamo un debito con il canto dei morti.

Di generazioni di donne e di uomini che hanno cantato. Hanno pianto e sognato lungo due guerre mondiali. Dentro la Resistenza. Nei sogni della ricostruzione di un Paese nuovo che sbatteva la polvere finalmente sulla faccia di chi aveva mandato a morire i giovani come carne da macello.

Canti di protesta degli anni '70. Mio padre sindacalista di fabbrica in quegli anni al Tiberghien. Cantavano il bisogno di giustizia sociale, il diritto a un lavoro che in quel tempo (1974/1975) sembrava non essere più un diritto. Operai e operaie cantavano davanti alla fabbrica di San Michele. Cantavano la Costituzione che recita nella sua apertura che l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro.

Era un fiume di teste ai miei occhi di ragazzo quegli scioperi degli anni 70. Anni di piombo. Ma anche anni di speranza.

Cantavano il bene comune. Il diritto di essere felici. Il diritto del pane. E la sorpresa dell'amicizia. Del lottare non solo per "mio figlio" ma anche per il "figlio dell'altro".

Ora questa fabbrica rasa al suolo può tornare a cantare. Può tornare a essere spazio pubblico. Bene comune dei cittadini. Grazie a questo progetto può essere spazio di relazioni, di visioni, di democrazia, di amicizia.

Luogo di arte e di poesia.

Questo progetto "Tiberghien: sala della Comunità" è un'idea creativa, una parola promettente, una nota "stonata" che fa saltare lo spartito di un coro incolore che mugugna e non vede altro che supermercati e templi del consumo senza cervello.

Questo progetto è una via creativa a quella mancanza di immaginazione che oggi sembra aver minato il cuore pensante della politica.

Questo progetto onora il canto dei morti e rende possibile il canto dei vivi.

Se e' vero che: "La bellezza salverà il mondo" beh, io credo che bisogna aiutare la bellezza, bisogna diventarne "complici". Senza le nostre scelte la bellezza non cammina. Ecco perché è importante firmare la petizione. Mettere il proprio corpo di traverso per non lasciare che questo spazio diventi un luogo senz'anima.

E' un atto culturale. Ma anche un atto profondamente civile. Restituire ai cittadini lo spazio della convivialità.

Non possiamo capitolare la nostra città al potere del mercato e del consumo. E nemmeno a quei tentacoli di 'ndrangheta che hanno cercato spesso di insinuarsi anche nel Veneto e a Verona in questi anni.

In nome della bellezza e della democrazia uniamoci in questo canto...


Grazie a GericoTV per la foto di copertina (antico Reparto Cardatura del Tiberghien) - collezione privata di Piergiorgio Gomiero
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Tiberghien: un posto da Vivere

UNA INIZIATIVA PER TUTTI E CONTRO NESSUNO

Non siamo scappati, abbiamo solo lavorato in silenzio.

D’altra parte Agosto è il mese dove l’Italia chiude, ma gli occhi devono restare bene aperti.

Da cittadini e cittadine che amerebbero vivere in luoghi più gradevoli, dove ci si saluta per strada con un sorriso e magari ci si sostiene nelle difficoltà, cogliamo l’occasione della riqualificazione dell’Area Tiberghien per avanzare una proposta carica di determinazione e desiderio di generare azioni positive e buone relazioni.

In un’area dove insistono più di 50.000 abitanti è necessario individuare dei luoghi dove le persone possano incontrarsi e tirare fuori il meglio di sé, svagarsi con il bello della vita, che non sono necessariamente solo le vetrine dei centri commerciali, gli smartphone, e le serie di Sky. Conoscere per conoscersi, potrebbe essere uno slogan azzeccato per la nostra iniziativa.

Qualcuno potrà rinfacciarci che con la cultura non si mangia, ma noi abbiamo la risposta pronta: di marginalità e solitudine si soffre e questo, a differenza della prima affermazione, è vero.

Perciò:

1) Chiediamo che gli edifici di pregio industriale che sono stati mantenuti nell’area dell’ex Tiberghien, su lato OVEST verso Verona, siano ristrutturati per consentire manifestazioni, teatri sperimentali, laboratori didattici. Questi spazi Pubblici, gestiti dalla Circoscrizione, che noi denominiamo: “Sala della Comunità”, potranno consentire la presenza di una sala con 70 posti a sedere, un palcoscenico di 35 mq, uno spazio per il fonico e per l’impianto luci, un camerino e tre sale laboratorio (arti visive, letteratura, teatro e musica) con i relativi servizi a supporto.

2) Auspichiamo la presenza sul lato EST, verso Vicenza, negli edifici non abbattuti, di un’area dedicata alla vendita di prodotti DOC, DOP, IGP e di Prossimità (KM 0), con particolare riferimento al territorio veronese ed alla bioregione Adige-Atesina (ricordiamo che il Parco dell’Adige con il suo Giarol Grande, si trova proprio di fronte all’insediamento).

3) Va pianificata anche una grande area verde attrezzata su Via Unità d’Italia, autentica porta d’ingresso alla città, con una piazza centrale alberata che connetta le diverse attività/presenze che animeranno il nuovo centro Tiberghien. Per quanto riguarda i parcheggi sarà utile una riqualificazione dell’area pubblica già esistente su via Tiberghien, invece di sottrarre spazio prezioso al verde e alla piazza centrale.

Per ogni approfondimento e per comprendere le ragioni che ci hanno portato a queste indicazioni, vi rimandiamo agli allegati che potete scaricare in calce a questo articolo.

Intanto parte la raccolta di firme, che giocoforza risulterà breve e intensa (scade il 24/9), sugli appositi moduli predisposti dal Comune per le Osservazioni alla variante 23 scheda n° RA28.

Potete già scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. sia per sapere dove firmare, sia per fornire la vostra disponibilità ad aiutarci nella raccolta. Lasciate il numero di telefono o un recapito web, sarete prontamente richiamati da un incaricato/a dell’Associazione.

L’Apertura ufficiale della Campagna sarà GIOVEDI’ 6 Settembre ORE 20.45 a Villa Buri alla quale siete tutti/e invitati/e (via Bernini Buri 99 – Verona).

In breve ci faremo conoscere, spiegheremo le nostre ragioni e si potrà apporre la propria firma sulle Osservazioni da presentare al Comune. 


Il lavoro che stiamo svolgendo è gratuito, a favore di tutti e contro nessuno ed ha un obiettivo pratico e preciso. Ogni sostegno disinteresssato, in particolare quello di associazioni e comitati, è assai gradito ed auspicato.

Infine, una domanda rivolta a noi stessi: "Perché lo fate"? E’ naturale chiedercelo, ma la risposta lo è altrettanto: perché abbiamo capito che la libertà, e qualche sprazzo di felicità collettiva, si incontrano solo nella partecipazione, una cosa che non si può comprare, ma solo praticare... 

     
   perchè           come

 illustrazioni: Ing. Filippo Forlati, Ing. Francesco Campagnari

Tiberghien: Comune fai presto...

LA DELIBERA NON E' STATA ANCORA PUBBLICATA

L’iter si allunga: a venti giorni dall’approvazione della delibera relativa alla Variante 23 del Piano degli Interventi del Comune di Verona che tra gli altri argomenti riguarda proprio il Tiberghien, non vi è traccia della sua pubblicazione sul Sito del Comune. Questo non ci consente di leggerla (con tutti gli annessi e connessi) e formulare le nostre Osservazioni. Ne consegue che siamo costretti/e a rimodulare i tempi e a rimandare l’incontro previsto per giovedì 19 luglio a Villa Buri. Dal momento che siamo persone concrete, se non si può discutere dei fatti, allora meglio evitare di parlarsi addosso.

Grazie: Vi ringraziamo per le tante adesioni, osservazioni e anche legittime critiche ricevute, sono tutte risorse che metteremo a profitto. L’unico rilievo che non possiamo condividere è quello, tra il condiscendente e il paternalista, del: “non si può”, “non si deve”, “non è affar vostro”. Certo che è affare anche nostro, siamo un comitato dei quartieri, di coloro che non accettano di sentirsi cittadini di serie B lasciati al loro destino: di persone, di famiglie, di piccola impresa. L’idea di una Verona suddivisa tra “dentro le mura” e “fuori le mura” non sta nel nostro DNA.

La pazienza del Ragno: Sappiamo bene che non basta una “vampa d’agosto” per invertire la tendenza, ma occorreranno mesi, probabilmente anni, per ottenere almeno una parte dei risultati che ci prefiggiamo, primo tra tutti una Piastra polifunzionale in una zona, come l'estremo Est del Comune di Verona, che non concede alcuno spazio Pubblico alla Cultura, sia essa popolare o più impegnata e pochissimo agli sport come la pallavolo e il basket, praticati da migliaia di atleti/atlete.

Nel frattempo proseguiamo con le nostre attività di approfondimento sia in campo economico (con un progetto di piattaforma negoziale di prossimità) che in quello ambientale, con una particolare attenzione al recupero dell'empatia tra la nostra umanità e il mondo vegetale che ci circonda, sempre minacciato dalle speculazioni e dall'incuria.

Non ci siamo rassegnati/e al "d'altra parte è così" e siamo certi/e che anche Voi la pensiate allo stesso modo.

A presto per ulteriori aggiornamenti.

AZIONE COMUNITARIA

 

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Alberi

Il momento giusto per piantare un albero è vent'anni fa. Il secondo momento giusto è adesso...

Venerdì 29 giugno nella sala consiliare della Settima Circoscrizione si parlava di ALBERI ed è stata una serata sorprendente.

Il relatore Nicola Bussola, uomo dei boschi, ma tutt'altro che un selvatico alla Mauro Corona, è entrato con una cassa piena di pezzi di legno strani, che gli sarebbero serviti per esemplificare alcuni passaggi della sua esposizione sul tema : ALBERI IN CITTA'.

Di professione fa l'ARBORICOLTORE e si occupa sia di COLTURA che di CULTURA degli alberi: progettazione e piantumazione; valutazione di alberi vecchi al fine di decidere se potare o togliere; potatura di grandi alberi con tecnica di tree-climber (arrampicarsi sugli alberi tramite funi); conferenze e corsi universitari sul mondo degli alberi. Niente male come lavoro, no?

L'ALBERO: un essere vivente meraviglioso, che vive di energia solare, crea un equilibrio efficiente tra le sue parti, dalle radici alla chioma, sviluppa strategie intelligenti per difendersi dagli attacchi dei funghi e riprendersi dai devastanti interventi umani (CAPITOZZARE UNA PIANTA E' UN CRIMINE CONTRO NATURA).

Ogni potatura è una ferita e l'albero non guarisce mai dalle ferite, ma le cicatrizza compartimentandole, cioè isolando con sistemi fisici e chimici le parti colpite dal resto del corpo-albero, un po' come si fa con le falle nei sottomarini.

Un grande albero trasmette bellezza, forza, serenità, armonia: meglio degli psicofarmaci.

D'obbligo un sentimento di ammirazione per questi esseri che rivestono il pianeta da 65 milioni di anni e possono vivere benissimo senza di noi, mentre noi non possiamo vivere senza di loro.

Non sarebbe ora di far derivare da questa constatazione ovvia qualche scelta sensata in controtendenza rispetto alla guerra che abbiamo fatto negli ultimi decenni agli alberi, sia in città che nelle nostre campagne?

Servono soldi e una progettazione competente del verde pubblico per cambiare la qualità dell'aria e della vita nelle periferie cittadine; educando nel contempo i cittadini al rispetto e alla cura di questi preziosi amici.

E chi può, pianti qualche albero nel proprio campo, nel giardino, lungo un fosso, scegliendo piante adatte al luogo. Un buon investimento per la felicità anche di chi viene dopo di noi.

MARISA SITTA

TIBERGHIEN? Quelli come Noi...

LIBERIAMO LA TIGRE!

Volevamo ringraziare le migliaia di persone che hanno posto attenzione al nostro appello, e informare tutti/e che presto verrà pubblicata la delibera del Consiglio Comunale relativa all’adozione della Variante 23 al Piano degli interventi del Comune di Verona, che comprende anche il dossier: “Tiberghien”.

Non appena la delibera verrà resa pubblica elaboreremo, in collaborazione con Professionisti accreditati del settore, le nostre Osservazioni da presentare al Sindaco e ai suoi Collaboratori nei tempi previsti e attraverso le opportune modalità.

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Quindi è in preparazione una imponente raccolta di firme, in piena estate, su moduli appositamente elaborati per poi essere consegnati per via ufficiale ai rappresentanti delle Istituzioni locali. Il Vostro interessamento virtuale, già graditissimo, auspichiamo che diventi reale nel più breve tempo possibile.

Abbiamo bisogno di ciascuno/a di Voi per rendere questa nostra legittima richiesta, la Sala della Comunità del Tiberghien, non una voce isolata, ma una domanda di popolo. Quando il fiume sta tracimando e mette l'abitato in pericolo, e in questo caso dai gorghi emergono marginalità, degrado, diffidenza reciproca, non ci si domanda “di che partito sei”, ma si corre insieme a rinforzare gli argini. Noi stessi/e fondatori e fondatrici dell’Associazione la pensiamo in modo diverso, ma siamo convinti che il pubblico abbandono delle periferie sia una delle cause di tante sofferenze private.

L’avvio della Campagna ufficiale: “Casa della Comunità” al Tiberghien (*) avverrà alla pubblicazione della Delibera sulla Variante 23

In questi tempi in cui impazzano i leoni da tastiera, è giunta l’ora di liberare la tigre della Cittadinanza Attiva e sedersi insieme ad un tavolo, guardarsi in faccia, avere una conversazione reale, confrontarsi su un progetto concreto.

Per farla breve, Vi aspettiamo :-)


I primi numeri:

In una settimana hanno preso visione del nostro appello sul sito azionecomunitaria.it 3010 persone.

Abbiamo ottenuto l’incoraggiamento con tutti i mezzi possibili di 120 persone (per il momento) che ci hanno messo la faccia e speriamo possano aiutarci nella raccolta delle firme.

Ad oggi è giunta l’adesione all'Iniziativa, con pieno sostegno e collaborazione:

Dell’Associazione Monastero del Bene Comune
Dell’Associazione Gerico WEB TV con tutti i Redattori e il Direttivo
Del Giornale di San Michele L’EXTRA

Siamo stati contattati per una possibile partnership anche da:

L’Associazione GenitoriTosti di Borgo Venezia del gruppo FB Borgo Venezia più… Simpatica!

Ivres - Associazione veronese di documentazione, studio e ricerca - Biblioteca e archivio storico

Da oggi siamo meno soli. Perciò Adelante!

(*) Se ritarda l’uscita della delibera dovremo spostare la data.

La foto in alto (Tigre a parte ;-) è un bell'esempio di ciò che desideriamo vedere realizzato; la SchmutterHalle di Diedorf, in Germania, che la Banda Arrigo Boito di S.M. conosce bene per averci suonato. Palestra, Auditorium, Sala da Concerto, un luogo la cui finalità si può modificare in poche mosse, praticamente un TRANSFORMER.

AZIONE COMUNITARIA

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Volti da Ascoltare

QUANDO ARTE E RACCONTI SI INCONTRANO

Riparare, Innestare, Seminare, Mescolare. Condividere le Buone Pratiche, fare della nostra città un luogo di incontro e di confluenza di culture traendo da esse Humus e nutrimento per rinnovarci senza dimenticarci.

Gentili tutti e tutte,

Stiamo cercando persone che vogliono fare un laboratorio artistico interculturale, 4 pomeriggi dalle 15 alle 18 dal 26 al 29 giugno (se quattro pomeriggi sono troppi possono essere sufficienti 3 giorni,dal 26 al 28). Attraverso una metodologia di interazione colloquiale e artistico manuale tra ragazze e ragazzi, provenienti dall'Italia e da diversi paesi d'Africa e d'America Latina, il laboratorio pomeridiano "Volti da ascoltare. Quando Arte e Racconti si incontrano" si prefigge di sensibilizzare al volto dell'altr@. Un percorso di accoglienza reciproca alla riscoperta dei Volti. Un laboratorio di modellazione dell'argilla, ad altezza dei nostri visi, dove in due ci si premura di restituire all'altr@ la forma del suo volto.

Un "faccia a faccia" dove ognuno, modellando il volto dell'altr@, possa percepire nella relazione una consapevolezza che laltr@ lo riguardi. La conduzione sarà dello scultore Marco Danielon e ci si incontrerà a Verona, nel giardino della Casa Madre delle Suore Missionarie Comboniane, in via Santa Maria in Organo 1. Per partecipare al laboratorio è necessario scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o al numero 349.1693200.

Se non potrete partecipare da protagonisti vi invitiamo all'esposizione dei lavori e al l'aperitivo venerdì 29 giugno alle 19 in via Santa Maria in Organo, 1.

L'iniziativa è supportata dal Centro Studi Interculturali dell'Università di Verona, dall'associazione Villa Buri onlus, dall'associazione culturale veronetta 129 e da Combonifem.


 LOCANDINA

TIBERGHIEN: una nuova prospettiva

LA CULTURA NON SI FERMA A PORTA VESCOVO

Come cittadini di Verona e abitanti dei quartieri di San Michele, Madonna di Campagna, Porto San Pancrazio, Borgo Trieste, chiediamo un cambio di prospettiva da parte delle amministrazioni interessate, della politica e dei soggetti portatori di interesse, rispetto alle scelte urbanistiche prossime venture, in particolar modo per quel che riguarda il dossier Tiberghien.

Siamo coscienti che l’area appartiene ad un privato, ma sono ancora in corso da parte del Comune di Verona degli approfondimenti per modificare il piano di riconversione dell'ex lanificio e rivalutare le cubature edificabili concesse in un primo momento alla proprietà.

E’ evidente che la viabilità è importante e così l’economia, se produce posti di lavoro, ma prima di tutto viene l’Umanità che vive in una zona che non usufruisce di un palazzetto dello sport degno di questo nome, di un luogo poco costoso e sicuro nel quale aggregare le varie forme d’arte (musica, danza, teatro, letteratura…) che cercano espressione negli spazi angusti nella nostra periferia, di percorsi ciclo-pedonali, magari alberati, che non siano identificati solo da una striscia gialla semi-invisibile sull’asfalto sconnesso.

L’idea dei quartieri periferici visti come parcheggio - centro commerciale - dormitorio, ci angoscia e sia chiaro che ci sentiamo importanti al pari dei cittadini di Borgo Trento e di Via Mazzini. Qui da noi, infatti, albergano altrettanta fantasia, voglia di vivere, spirito di innovazione.

Chiediamo che nel dossier Tiberghien, quale opera di compensazione per l’ulteriore urbanizzazione e il conseguente inquinamento, venga prevista una sala polifunzionale, sul modello mitteleuropeo, che consenta in poche mosse di trasformare lo spazio in sala concerto, palazzetto sportivo, auditorium e dove le associazioni possano usufruire di un box dedicato ai loro strumenti di gioco/lavoro/cultura. Essa venga gestita dalla Circoscrizione con spirito pluralista e secondo criteri oggettivi, senza convenzioni esclusive, adoperandosi affinché lo spazio venga utilizzato al massimo della sua capacità.

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Si parla, per l’area dell’ex Tiberghien, di museo, zona verde, scuola dell’infanzia, sovrastati dal commerciale e dall’edificabile; è un buon inizio, ma la fabbrica è stata Telaio di relazioni per il quartiere e deve tornare ad intrecciare storie grazie ad un Edificio-Pettine (il famoso luogo dove tutti i nodi finiscono) che ricompatti il tessuto Comunitario.

Si dirà che si tratta di un sogno, ma non si comprende il perché, visto che altri quartieri e comuni della provincia hanno goduto di progetti sociali e sportivi assai ben finanziati. Noi invece abbiamo avuto l’inceneritore, le carceri, la torre del “nonsocosasia”, gli erigendi centri commerciali.

Ci muoviamo come semplici cittadini e associazioni, di tutti gli orientamenti politici.

Come dice un proverbio africano: “Se si sogna da soli, è un sogno. se si sogna insieme, allora, è la realtà che comincia”...

Marisa SITTA e Mauro TEDESCHI - Co Presidenti di "AZIONE COMUNITARIA"

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Si salpa, finalmente...

Di fronte alle difficoltà di costruire qualcosa che non ha ancora eguali, ci si potrebbe scoraggiare.

Il punto è che, come insegnano tutti gli esploratori, quando si affronta una spedizione difficile l’attrezzatura è fondamentale, si controlla e si ricontrolla e se qualcosa manca occorre andarla subito a cercare.

Non ci si deve stupire se questa nostra esperienza ci ha messo tempo a salpare. Dato per scontato il blocco navale-politico che sorveglia ogni porto, piccolo o grande, della nostra provincia di Verona così conservatrice, così immutabile anche nella sua area cosiddetta progressista, occorre soppesare la volontà dei membri dell’equipaggio: decidere le rotte, dispiegare le vele.

Siamo agli sgoccioli. Qualcuno scende e se ne va senza salutare, qualcuno sale un po’ brillo, comunque il vento si alza e non si può perdere altro tempo; chi c’è c’è.

Poi, mettendo i piedi per terra...

A molti interessa sapere se faremo una lista elettorale, la risposta è no, o se parteciperemo ad esperienze amministrative in modo trasversale e convergente verso i principi che abbiamo enunciato nel nostro manifesto, in questo caso la risposta è sì. Ci saranno coalizioni o contenitori che si ispireranno alle nostre intuizioni politiche fin dalle amministrative del 2019, ma questo riguarderà le nostre persone, non la nostra associazione che resterà quella che è: una fonte di ispirazione, per tutti/e.

Quando un’idea è forte travalica ogni difficoltà, financo il tradimento.

Bando alle ciance, fuori sta albeggiando: cazza la randa, strozza la scotta, segui la rotta. Si parte!...

Povera Patria

MA NOI CONTINUIAMO A CREDERCI

La Nazione è un concetto così complesso... L'Italia ha subito molti scossoni nel corso della nostra vita vissuta: la guerra fredda, il terrorismo, tangentopoli, le stragi di mafia, la bolla della new economy, ma ha sempre trovato una classe dirigente che, magari all'ultimo istante, come accadeva con i gol di Baggio ai mondiali, riusciva a trovare una soluzione.

Questa volta è più difficile, non perché scarseggino le soluzioni, ciò che appare venir meno è una classe dirigente generosa, che non abbia smarrito il senso dello Stato.

Noi siamo persone normali che vivono nelle periferie di città marginali, ma ci terremmo a far sapere che, mentre tutto volgeva in un'altra direzione e molti immaginavano che i soldi potessero acquistare la felicità, siamo, nel tempo, rimasti coerenti a pensare differente.

Non vorremmo si sottovalutasse che i pensieri contano e noi, modestamente, ne condividiamo più di uno coltivato assieme negli anni e siamo convinti possano tornare utili in questo momento così burrascoso.

C'è da domandarsi che senso abbia passare una vita a custodire un pensiero, oggi che tutto è così effimero... E' come ammirare, sperando che non si spenga, una lucciola dentro ad un barattolo di vetro. La meraviglia sta nel fatto che non ci siamo mai stancati di osservarla e la lucciola, paziente, è ancora là che brilla e ci chiede di liberarla.

Bene, è giunta l'ora di farlo.

Non abbiamo ceduto:

Né all'ideologia liberista, quella del mercato che si autoregola, dei ricchissimi e dei poverissimi, del disastro sociale che è davanti ai nostri occhi.

Né all'ideologia sovranista, quella dei muri alti, dei “noi” e dei “loro”, che già in Europa ha portato a due guerre mondiali, poi a quella dei Balcani e alla guerra civile in Ucraina.

Né all'ideologia statalista e marxista, che ha promesso il paradiso in Terra e invece, la dove è stata “realizzata”, ha strozzato ogni libertà.

Né alla cosiddetta Democratura, Democrazia + Dittatura, dove si erge il mito dell'uomo forte, che risolve i problemi (forse), mentre riempie sicuramente le prigioni.

Né alla religione che si fa Stato e in nome della divinità commette ogni nefandezza.

Né infine all'ideologia del niente, il populismo che approfitta dell'ignoranza per acquisire potere e poi non è in grado di governarlo perché non possiede le basi culturali e politiche, tantomeno la progettualità per costruire il futuro.

Siamo consci invece che le persone hanno bisogno degli altri per vivere decentemente. Le buone relazioni, il parlare ed essere ascoltati/e, venire riconosciuti/e per strada, aiutati/e non per un moto di pietà ma da una mano tesa in un gesto di reciprocità, sono il sale, se non il senso, della vita.

Non essere soli/e vale molto di più di uno Yacht ormeggiato a Montecarlo.

Parole come cultura, responsabilità e sacrificio non sono un attentato alla felicità facile, o alla libertà, ma sono le fondamenta di ogni convivenza civile e di ogni speranza per il domani.

Questo nostro pensiero si chiama Comunità e intendiamo investire, oggi ancora con più forza, in questo progetto associativo, nonostante siamo solo un granello di senapa nel grande campo della vita.

Marisa Sitta

Mauro Tedeschi

CO-Presidenti dell'Associazione Azione Comunitaria

Dream on the Tiberghien

E' ANCORA LECITO, SOGNARE?

Ho fatto un sogno. Mi trovavo in bella compagnia a fare pic nic seduto lungo le sponde di un piccolo fiume. Un parlare tranquillo di amici fra amenità e risate, mentre sprazzi di luce filtravano attraverso le foglie dei rami di grandi alberi, mosse appena da una brezza leggera. Lontano, appena percettibile, il rumore della città.

Frotte di ragazzi allegri arrivavano a piedi o in bicicletta, qualcuno con uno strumento musicale sulle spalle, ed entravano in un edificio dalle grandi vetrate.

Un vecchio, dalla lunga barba bianca, raccontava che un tempo in quel luogo era esistita una fabbrica che aveva dato lavoro a tanti in quel paese, ma che poi, tanti anni prima, era stata abbandonata...

Solo un sogno? Mica poi tanto: qualcosa del genere potrebbe realizzarsi in quell'area, ora ridotta ad un cumulo di macerie, che una volta era il Lanificio Veronese dei fratelli Tiberghien a san Michele Extra.

Ci sono tutti i presupposti per realizzare questa "utopia". Ma cosa è in fondo una utopia, se non "un ideale avente funzione stimolatrice nei riguardi dell'azione politica, nel suo porsi come ipotesi di lavoro"?

D'altra parte, il piccolo fiume non bisognerebbe nemmeno inventarlo, esiste già: è il torrente Fiumicello che nasce in un piccolo laghetto a Montorio e scorrendo lungo le mura della caserma "Duca", all'altezza della nuova rotonda fra via Banchette e via Mattarana improvvisamente scompare alla vista e, intubato, un ramo prosegue verso la città passando sotto via Fiumicello (da cui il nome della via) e l'altro ramo deviando verso sinistra, passa proprio sotto l'area dell'ex Tiberghien e poi riemerge alla luce con una piccola cascata oltre la Strada Statale 11 e la linea ferroviaria Milano-Venezia per buttarsi alla fine fra le braccia dell' Adige in località Molini.

Il sogno, l'utopia, potrebbe cominciare riportando alla luce questo ramo secondario del Fiumicello nell'area di quello che era il lanificio Tiberghien. Tutto intorno potrebbe essere piantato un boschetto di alberi autoctoni. Immaginate poi di vedere inserito in questo piccolo parco un edificio, un centro polivalente da dedicare alla formazione, alla creatività e alla aggregazione, in modo particolare rivolto ai giovani, per far musica, arte, organizzare laboratori artigianali, convegni, palestre etc. Un posto di cui si sente grandemente la mancanza in quartieri come Borgo Venezia, Borgo Trieste e san Michele stesso, che sono diventati quasi solo dei quartieri dormitorio. Sarebbe un'occasione storica per cambiare la qualità della vita di questo territorio, rigenerando le ragioni del vivere insieme tra persone che, indipendentemente dalla loro provenienza, si coinvolgono in una cittadinanza attiva creando una nuova identità di quartiere .

Mi rendo ben conto che tutto questa idea va a cozzare contro i progetti dell'attuale Amministrazione che nel Piano degli Interventi prevede per l'ex Tiberghien tutt'altro, vale a dire la riqualificazione dell'area attraverso la costruzione di un centro commerciale (l'ennesimo), di un albergo e di altri edifici residenziali, oltre a un piccola zona attorno alla storica ciminiera dedicata a museo a memoria della fabbrica dismessa. Anzi, la Giunta comunale Tosi/Giacino aveva a suo tempo addirittura concesso di raddoppiare, arrivando a 15 mila metri cubi, la superficie da adibire a strutture commerciali che il privato proprietario dell'area aveva inizialmente richiesto di 7 mila metri cubi. Cosa alquanto singolare per una amministrazione pubblica che si rispetti!

Davanti a questa prospettiva scoraggiante, il sogno sembrerebbe proprio una utopia irrealizzabile per "quellichelasannolunga", ma, come dicono i miei amici brasiliani, "è preciso sonhar"("è necessario sognare") perchè "chi ci ha già rinunciato (al sogno) e ti ride alle spalle, forse è ancora più pazzo di te"(E. Bennato).

Gianni Giuliari

Noi avremmo un'altra Idea

OCCORRE SINTONIZZARSI CON I TEMPI...

I Partiti tradizionali sono ormai confinati in soffitta, quelli nuovi sono dei contenitori polimorfi, capaci di assumere posizioni, forma e sostanza diverse, a seconda del momento e delle convenienze, ad esempio un giorno “padani”, quello successivo a difesa dei “sacri confini della Patria”. Per chi si rifugia nel localismo, nelle mitiche liste “civiche apartitiche” (e su quest'ultimo aggettivo ci sarebbe da aprire un bel dibattito) che “mirano a risolvere i problemi locali”, esiste la pia illusione che i grandi progetti si decidano sul posto, mentre è evidente che in una realtà interconnessa e multilivello il locale deve incontrarsi con il globale, mobilitando nuove competenze e avendo la forza (e il coraggio) di aprire una finestra sul mondo…

La cosa bella di Azione Comunitaria è che noi non abbiamo votato lo stesso partito, siamo in dieci nel direttivo e, tenendo conto di chi ha già fatto “outing”, arriviamo a quattro simboli con il fondato sospetto di giungere a sei…

Nel periodo elettorale ci siamo presi il tempo di parlarci e il tempo è essenziale perché è il carburante naturale dell’ascolto, del tentativo di fare sintesi senza imporre, di trovare un punto di caduta senza che alcuno/a abbia l’impressione di essere escluso/a. Siamo stati in silenzio, mentre suonavano i tamburi della propaganda, ma non inattivi.

Le recenti elezioni hanno incrociato le questioni dell’indigenza e dell’insicurezza (che in qualche misura sono sinonime) a cui sono state restituite risposte semplicistiche e irrealizzabili; noi intendiamo porre con forza la questione della solitudine, dell’isolamento, della bolla in cui il modello corrente ci rinchiude, sicuri di niente, ormai timorosi di tutto. La nostra parola d’ordine è CONDIVIDERE.

Per questo abbiamo immaginato dei progetti, figli di una visione che ci avvia verso una responsabilità di governo partecipata non solo verso la città che abitiamo, ma anche per il suo intorno (il lago, le montagne, la pianura), un insieme di elementi naturali e costruzioni umane che consente ad essa, Verona, o almeno ad una sua parte, di prosperare. Un tutt’uno, la città e il suo “contado”, che nel pensiero verde si chiama “bioregione”.

E non ci riferiamo solo alla politica, ma anche all’economia, alla cultura, all’urbanistica.

1) Ci piacerebbe riprogettare il territorio, a partire dalla morfologia ambientale, dagli alberi, dai corsi d’acqua, dalla terra, dai luoghi di aggregazione come le piazze. Non possono esistere dei quartieri interi senza alcun elemento naturale/umanistico riconoscibile, senza alcuna geografia se non quella disegnata dai parcheggi e dai semafori.
2) Ci piacerebbe affiancare all'economia globale che ci travolge, un’economia locale, anche basata su titoli di scambio alternativi alla moneta, che restituisca valore alle cose grazie alla riparabilità, eviti lo spreco attraverso la ricollocazione delle eccedenze, utilizzi saggiamente dei beni di consumo condivisi. Tutto ciò utilizzando piattaforme di scambio professionali, padroneggiando tecnologie digitali e competenze economiche adeguate, niente di più distante dal pauperismo o dalla semplice “testimonianza”.
3) Ci piacerebbe che le grandi aree produttive dismesse (ad esempio il Tiberghien) divenissero fonte di vita per i quartieri che le hanno ospitate per decenni, per non dire secoli e non solo di nostalgia o occasione di altre, inutili, gettate di cemento e conseguenti centri commerciali che assassinano l’economia locale.

Inizia la strada verso un nuovo soggetto politico, che non si chiama partito, che non è una lista civica e che partecipa alle elezioni in quanto tale solo se può tornare utile al Progetto (Azione) e alla Visione (Comunitaria).

Siamo una Fondazione, sul modello delle storie di Asimov, dove si interpreta la realtà e si forniscono risposte ed opere sul campo per i tempi che verranno.

Non stiamo nella fila, non obbediamo agli ordini dei “signori degli algoritmi” che attraverso i social (vedi il recente caso Cambridge Analytica) hanno creato nuove e pericolose dipendenze per eserciti ubbidienti di inconsapevoli.

Noi siamo veramente Liberi/e.

p.s. Guareschi docet: basta che qualcuno cambi la musica di sottofondo e si fa presto a ribaltare un'opinione...

Faccia a Faccia

L'ARTE COME AZIONE COMUNITARIA: UN AMORE POLITICO

È l'ascolto che sta all'inizio di un'opera d'arte, l'ascolto di una storia, di un racconto. Ma le opere nascono anche da un percorso culturale che ci apre un varco nel pensiero e ci costringe a ri-dire, ri-trovare il senso profondo del proprio lavoro. Arrivato alla maturità della vita ho potuto ripensare il mio lavoro di cesellatore e di scultore. La testa e le mani sono collegate, lo sappiamo bene, ma ci accorgiamo di questo fatto quando nel creare un'opera si è costretti a pensare e ri-pensare. Da alcuni anni ho posto al centro della mia riflessione il volto dell'altro, perchè un volto è dire un Tu, creare una relazione, un dialogo. Questo mi ha permesso di passare da una preoccupazione prevalentemente estetica, ad una visione sempre più etica nel concepire l'arte della scultura. Questo passaggio estetica-etica si compie quando si passa all'azione. Di fronte a questi interrogativi ho sentito l'urgenza di allestire dei laboratori di manipolazione della creta, attuando percorsi di accoglienza reciproca alla riscoperta dei volti: un "faccia a faccia", dove ognuno, modellando il volto dell'altro, percepisce un oltre, nella consapevolezza che l'altro lo riguardi nel rispetto della sua alterità.

La prima esperienza laboratoriale, dove il volto dell'altro divenne azione, fu nel 2012 in Piazza San Nicolò all'Arena a Verona. Una piazza che da giorni era occupata da migranti "clandestini", giovani marocchini e tunisini che chiedevano un permesso di soggiorno per continuare a esistere, per riprendere un lavoro dignitoso, per non sentirsi esclusi. In quei giorni, l'argilla, trasformata in volti, è stata voce senza suono dei sommersi e dei senza nome. La lingua della scultura era il volto ad altezza dei nostri visi, dove in due ci si premurava di ritrovare la forma del volto dell'altro, tu il mio e io il tuo, guardandosi con calma, scrutandosi, scoprendo l'altro e facendo scoprire all'altro pieghe e ombre tralasciate. La piazza si riscoprì agorà, luogo di incontro, dialogo, memoria, scambio vitale, confronto politico e dialettico, partecipazione e rabbia. Una piazza non più estranea, spazio urbano anonimo, a volte volutamente sottovalutata dalla politica, senza volto e priva di memoria popolare, ma una piazza dove è stato possibile, attraverso l'arte, ricordare di essere partecipi di una umanità a volte fragile, bisognosa dello sguardo dell'altro per ritrovar sè stessa.

Riportare l'azione dell'arte nelle piazze, reagire agli eventi che accadono con l'arte, è contribuire ad accrescere la coscienza civile e prendere atto che qualsiasi distruzione può essere ricomposta da una azione creativa, "un'Azione Comunitaria." In questo senso si potrebbe dire che l'arte è un fatto politico non per la sua strumentalizzazione ai fini di asfittiche ideologie, ma per l'azione con la quale si prende cura e fa rinascere il mondo.

Prima dei NOMI i CORPI

Quelle della scuola di "Asinitas" a Roma sono state esperienze che mi hanno investito come un uragano, inaspettate, dove il mio volto, tra rifugiati, richiedenti asilo e migranti si è risvegliato. Venni accolto da un arcobaleno di volti nella grande sala dai mille colori. Un luogo, una scuola, dove i corpi degli uomini, delle donne e dei ragazzi, ogni mattina, formano un cerchio e tenendosi per mano, si passano la scintilla della vita, ricercano la propria forma, quella vicina ai propri desideri. Uno spazio di attesa e di ascolto di tempi propri, di riflessione, di riattivazione e di crescita delle proprie capacità. Uno spazio di vera alteritã dove prima ancora dei nomi vengono i corpi ma soprattutto i Volti e dove il prendersi cura contiene nella sua essenza il primato del volto:" Il Volto dell'Altro è un continuo appello che ci chiama a prenderci Cura della sua esistenza" (Lèvinas). La "Cura" come carezza che sfiora il volto, come l'accarezzare il corpo del sofferente, apre la via al l'urgenza di plasmare la creta. E così, nel grande parco Schuster a San Paolo fuori le Mura, le nostre mani " come Delta in cui molta vita confluiva da lontane origini per riversarsi nella grande corrente dell'azione" (RILKE), cercavamo nella creta il volto dell'altro in tutta la sua nudità. Sono stati giorni di intenso lavoro dove i volti dei ragazzi/e migranti si intrecciavano in un grande abbraccio con i cittadini romani che avevano preso parte all'iniziativa. Volto contro Volto cercando l'altro nella sua alterità. L'arte divenne un mezzo per ripensare le relazioni.

LE BUONE PRATICHE

Ora sono a Napoli dove è nato nel 2014 qualcosa di Nuovo, di Forte, di Simbolico. Grazie all'amico Alex Zanotelli ho incontrato nella città partenopea lo scultore, architetto e design Riccardo Dalisi (compasso d'oro alla carriera) che ha dato vita, nella chiesa del Rifugio (via Tribunali 188), al laboratorio per la lavorazione della latta e di altri materiali poveri "L'Avventura di Latta". Il laboratorio coinvolge una decina di migranti di origine africana che lavorano i metalli, divisi tra rifugiati politici e economici. Riccardo Dalisi racconta che sono Persone che si trovano in condizione di emarginazione e di esclusione. Ecco le sue parole: " Quello che con il Laboratorio "L'Avventura di Latta" è stato messo in moto dimostra che è possibile dare inizio ad un percorso di integrazione non solo culturale. Questo illumina una possibilità ancora da scoprire. La creatività non ha limiti, non ha confini, non ha chiusure. Abbiamo fiducia in una sorta di "terza sponda" dell'economia che è l'artigianato alleato dell'arte che riscopre e alimenta la manualità in tutte le sue potenzialità(anche terapeutiche) e lavora in una direzione di un Nuovo sistema produttivo con richiami a valori e sentimenti di solidarietà, di "simpatia", di equità e di rispetto dell'uomo, della città e della natura."

Oggi il laboratorio è una realtà. L'architetto Marco Cecere lo dirige, Riccardo Dalisi non fa mancare il suo sguardo paterno. I migranti che lo frequentano sono motivati, le persone che in questi mesi si sono avvicinate alla loro produzione stanno dando un contributo a generare lavoro con commesse continue. È un dono alla città dove si è innestata una traccia di una possibile vera integrazione. Ho accolto la richiesta di approfondimenti e specializzazioni iniziando con loro un cammino dove artigianato artistico e scultura possono fondersi. Il sogno di poter consegnare la mia esperienza di cesellatore e sbalzatore di metalli si fa carne in una città meticcia come Napoli, la cui storia e fisionomia si sono costruite metabolizzando culture ricchissime e innovative di origine e natura differenti, dall'Africa al Nord Europa. Fra qualche giorno ritornerò a Napoli, crocevia, luogo di incontro e di confluenza di culture diverse, di Persone, sensibilità e "anime" che praticano la forza e il dinamismo che nasce dall'unione delle diversità. Cercherò di condividere e importare le "Buone Pratiche", e chissà, forse un giorno non lontano, potremo anche noi, riparando, innestando, seminando e mescolando, fare della nostra città un luogo di incontro e di confluenza di culture traendo da esse humus e nutrimento per rinnovarci senza dimenticarci.

Marco Danielon

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